mag 17 2012

NOMINE TRASPARENTI

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(ANSA) – ROMA, 17 MAG – Alla Camera dei Deputati, deputati di diversi gruppi stanno sottoscrivendo un appello al Presidente Fini, affinché sia assicurata trasparenza nelle nomine nell’Autorità delle telecomunicazioni, che il Parlamento dovrà fare la settimana prossima. Tra i primi firmatari Linda Lanzillotta, Beppe Giulietti – che ieri avevano sollevato la questione in aula – Bendetto Della Vedova, Beppe Cambursano, Arturo Parisi, Giovanna Melandri, Franca Perina, Bruno Tabacci, Giustina Destro, Walter Tocci, Silvano Moffa. L’appello chiede a Fini di adoperarsi “affinché le nomine nell’Autorità per le telecomunicazioni che la Camera si appresta ad effettuare la prossima settimana, rispondano a criteri di trasparenza e di professionalità”. “A tal fine – sostengono i parlamentari – è necessario che prima del voto in Aula, nelle Commissioni parlamentari competenti, si presentino le candidature e che queste possano essere valutate e discusse. Ove necessario, l’elezione dei componenti di competenza della Camera potrà essere rinviata di un congruo termine anche in considerazione della proroga dell’attuale Collegio disposta per due mesi. Sarebbe in ogni caso inaccettabile una procedura in cui i deputati fossero chiamati a votare nomi scelti, al di là delle qualità professionali delle singole persone, secondo logiche spartitorie ed opache”.

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apr 23 2012

CONTRO LA CONTRAFFAZIONE

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Il blog del Corriere del Veneto, Nuovi Stili di Vita, oggi si occupa di contraffazione

QUANDO I GIOCATTOLI PORTANO ALLA MORTE

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apr 21 2012

IN ITALIA TUTTO DOVREBBE ANDARE COME “ITALO”

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“In Italia tutto dovrebbe andare come Italo; un treno all’altezza di un grande Paese, confortevole, sicuro, veloce, all’avanguardia. Certamente avere piu’ operatori ferroviari fara’ bene agli operatori stessi, al mercato e soprattutto agli utenti. Oggi e’ stato inaugurato un altro pezzo di quell’Italia migliore che sa rischiare e che crede nel sistema Paese”. Lo dichiara Giustina Destro, deputato dei Liberali per l’Italia-PLI, che ha viaggiato stamattina nel tratto inaugurale Milano-Bologna-Milano, e che aggiunge: “Grazie alla sfida di Ntv il trasporto ferroviario italiano gioca una partita importantissima anche in uno dei settori nevralgici come quello del turismo e la presenza del ministro Piero Gnudi e’ la dimostrazione che il Governo ha grande attenzione per un’iniziativa privata che si avvia, tra l’altro, in un periodo di crisi economica. A Ntv va l’augurio di un grande successo, perche’ questo significhera’ piu’ occupazione, un migliore sistema di trasporto ferroviario e un fattore di crescita in piu’ che coinvolge sia il Nord che il Sud del Paese”.

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apr 20 2012

FINANZIAMENTO AI PARTITI, LA NOSTRA PROPOSTA

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Il superamento del sistema attuale di finanziamento dei partiti è nelle cose. È la conseguenza delle ragioni che condussero all’approvazione della legge del ’99: un’arrogante risposta non solo e non tanto al referendum abrogativo del ’93 quanto alla legge del ’97 sulla contribuzione volontaria dei cittadini per il finanziamento della politica. Il Paese è in grado di riprendere il cammino interrotto. Ma la soluzione al problema dei finanziamenti non può essere il mercato. La strada è associare libertà di scelta dei singoli e presenza di un contributo pubblico. La proposta di legge presentata da chi scrive al Senato e alla Camera segue questa impostazione. Il cuore della proposta è semplice: lo Stato riconosce ai cittadini un credito d’imposta pari al 50% dei contributi che essi versano a movimenti o partiti, con un tetto di 5.000 euro. Andare oltre il 50% deresponsabilizzerebbe i cittadini (aprendo la strada a evidenti abusi). Il credito d’imposta è attribuibile alle sole persone fisiche, mentre i contributi sono erogabili a movimenti o partiti già presenti o che intendano candidarsi, in maniera non episodica, per elezioni nazionali o regionali. Insomma, a chi fa politica o intende farla, non a chi la ispira o fiancheggia (associazioni e fondazioni). Partiti o movimenti che ricevono i contributi volontari sono iscritti in un elenco nazionale e sottoposti a controlli e limiti stringenti. Il controllo ex post è attribuito alla Corte dei Conti. Irregolarità contabili o violazioni di legge sono punite anche con la sospensione dall’elenco. Visto che si vota fra un anno per le Politiche e fra due per le Regionali, il periodo transitorio è di due anni (in cui il sistema vigente è gradualmente sostituito da quello futuro). Ciò per non rischiare di finanziare partiti scomparsi. La proposta offre un contributo alla spending review. È infatti formulata sul presupposto di una riduzione degli oneri per il finanziamento pubblico dei partiti a carico dello Stato (in parte già nel 2012) e prevede un limite al totale dei contributi verso i partiti, oltre il quale viene rivista la componente pubblica del finanziamento. I minori oneri per la finanza pubblica sono destinati al Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale, introdotto (con buona pace del governo) nella legislazione vigente dalla manovra di settembre e operativo dal 2014. Perdere l’opportunità per restituire ai cittadini la libertà di scelta e alla politica la dignità sarebbe, questo sì, un «errore drammatico».
Nicola Rossi, Mario Baldassarri, Marco Follini, Maria Pia Garavaglia, Pietro Ichino, Maria Leddi, Roberto Antonione, Fabio Gava, Stefano Graziano, Giustina Mistrello Destro, Angelo Santori, Luciano Sardelli

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apr 11 2012

SCUOLA CARDIOCHIRURGIA, PRESA LA DECISIONE GIUSTA

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Siamo giunti alla fine di una decisione che così doveva essere: la Scuola di Specializzazione di Cardiochirurgia di Padova tornerà ad essere autonoma da quella di Verona così come è sempre stato. Il ministero dell’Università assieme al ministero della Salute hanno riconosciuto l’eccellenza della nostra Scuola e assecondato la richiesta di tutti i padovani. Da quando abbiamo posto il problema, assieme all’Università, trasversalmente parlamentari, amministratori, medici e ricercatori, tutti, hanno contribuito perché si arrivasse al risultato di oggi. Si tratta di un successo della collettività che ha sostenuto la propria Università e le buone ragioni portate avanti dal rettore Giuseppe Zaccaria. E’ il riconoscimento non solo della storia prestigiosa e secolare della scuola di medicina padovana, ma soprattutto il riconoscimento di chi oggi continua sulla strada tracciata dell’eccellenza e dell’avanguardia anche nella ricerca scientifica. Senza nulla togliere alla Scuola veronese la decisione dei ministri Profumo e Balduzzi è una decisione giusta, che non alimenta assurdi campanilismi e che mette un punto fermo in grado di dare prospettive alla cardiochirurgia non solo a Padova, ma in tutto il Veneto.

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apr 05 2012

RIFORME, L’ITALIA HA BISOGNO DI RIFORME

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Il decreto semplificazione è diventato legge. E’ un primo passo concreto, ma molto ancora resta da fare soprattutto nei rapporti tra Pubblica Amministrazione e Cittadino e nel settore dell’imprenditoria. Molto ancora resta da fare proprio nella compilazione delle leggi stesse perché diventino facilmente leggibili e quindi di chiara applicazione.
Un’altra svolta storica è la riforma del lavoro che le Camere dovranno valutare attentamente. Non solo la crisi, ma un nuovo modello sociale ci impone un mercato del lavoro più dinamico e inclusivo altrimenti finiremo per alimentare la frattura generazionale che spinge l’Italia verso derive insostenibili. Con la riforma delle pensioni e un mercato del lavoro equo e propulsivo il nostro Paese comincia ad avere le carte in regola  per la crescita.

 

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mar 08 2012

DECRETO SEMPLIFICAZIONI: INTERVENTO DI OGGI ALLA CAMERA

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Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe

Nel nostro Paese semplificare è come fare una rivoluzione.
Ma fare una rivoluzione, come la storia insegna, significa cambiare la mentalità e non ammassare dei faldoni e appiccare il fuoco al cospetto di fotografi e telecamere. Tra l’altro con i pompieri pronti ad intervenire!
Una metafora di come sono andate le cose negli ultimi decenni: si annuncia il rogo, ma si è pronti a spegnere.
Semplificare significa costruire una forma mentis per cui il rapporto Stato-Cittadino sia improntato alla realtà dei fatti e dove, semplicemente, la legge e la prassi burocratica siano al servizio dei cittadini e non il contrario.
Questo decreto ha il pregio di essere il risultato di proposte che arrivano da più di 10 ministeri, quindi decine di uffici legislativi al lavoro, decine di articoli e commi da combinare. Solo questo appare come uno sforzo di sintesi encomiabile.
E’ un primo passo, ma solo il primo perché avremo raggiunto lo scopo soltanto quando una nostra legge o un nostro decreto – e questo ancora non lo è – siano diventati leggibili, a prima lettura, a chiunque e non soltanto agli addetti ai lavori.
Qui non stiamo soltanto affrontando il tema della semplificazione, ma stiamo legiferando sulla tutela costituzionale del diritto all’informazione da parte del cittadino. La forma è sostanza.
Le leggi, per struttura e contenuto, semplici e chiare favoriscono la loro stessa applicazione e il loro rispetto e quindi non possono che favorire la legalità, la partecipazione democratica, l’equità, lo sviluppo.
E’ vero, egregio Presidente Monti, che questo provvedimento ha caratteri di necessità e di urgenza. Caratteri che forse sono tali da 30 o 40 anni! Per questo oggi riponiamo nell’operato del suo Governo la speranza che si dia fuoco idealmente agli intralci, alle inutilità, alle ridondanze e si dia dimostrazione concreta di come semplificare significhi agire nello stesso corso di una politica economica per la crescita. Semplificare è colonna portante di una politica di contenimento delle spese, di spinta alla crescita e, soprattutto, di ricostruzione della fiducia dei cittadini nella Pubblica Amministrazione.
Le sai meglio di me, Presidente Monti, che la Banca d’Italia ha calcolato il costo della “complicazione” legislativa in qualcosa come 21,5 miliardi l’anno. Un punto e mezzo di PIL. Un costo enorme che grava sulle imprese e sulle famiglie che non possiamo più permetterci.
Infine, come di recente ha rimarcato anche la Corte dei Conti, appare evidente quanto la complicazione non produca altro che corruzione e devianze. E questo è un circolo vizioso che va interrotto perché a maggiore complicazione, corrisponde più corruzione, più reati ed evasione fiscale e quindi un continuo ingolfamento dei procedimenti di giustizia con la conseguente necessità di prescrizioni, dilazioni, condoni.
Noi da tutti questi vizi, legati l’uno all’altro, dobbiamo liberarci!
Concludo. Le suggerisco, Presidente, di chiamare questo decreto, dopo il “Salva-Italia” e il “Cresci-Italia”, “Libera-Italia” perché questo deve essere il vero obiettivo di chi vuole salvare e far crescere il Paese.
Liberarci dalle catene delle “complicazioni inutili” e aiutare gli italiani a sentirsi ciò che sono: lo Stato Italiano.

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feb 20 2012

ALL’INAUGURAZIONE DEL 790° ANNO ACCADEMICO DELL’UNIVERSITA’ DI PADOVA

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Il ministro Profumo e la….. Magnifica goliardia!

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feb 20 2012

IL NOSTRO NORDEST NON VALORIZZA I PROPRI GIOIELLI

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Ho detto a Stefano Righi di Corriere Economia che “il Veneto talvolta è come quelle anziane signore che tengono i gioielli in cassforte per timore di essere rapinate. Ma così non ne godono e tutto resta in potenza, chiuso in un cassetto”.

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feb 14 2012

OLIMPIADI 2020: LA POLITICA DEVE IMPARARE A DIRE DEI “NO”

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Il Presidente Monti è stato chiarissimo e ha motivato con argomenti solidi la rinuncia alla corsa alle Olimpiadi 2020. Un “sì” sarebbe stato contraddittorio rispetto all’opera di risanamento intrapresa dal Governo e coerentemente portata avanti in questi mesi. Quello delle Olimpiadi è un impegno finanziario enorme che, purtroppo, deve scendere in secondo piano rispetto all’emergenza del risanamento del debito pubblico. Resta il fatto che l’Italia non deve rinunciare a porsi mete ambiziose, ma per ora queste mete devono essere la riduzione dello spreco, la creazione di posti di lavoro, il risanamento delle finanze pubbliche e il mantenimento della credibilità internazionale.
Stiamo pagando i gravi errori del passato, le futili diatribe localiste, che ad esempio hanno fermato il progetto Venezia 2020 nonostante fosse sostenuto da maggiore coinvolgimento dei privati. La verità è che una politica di corto raggio tende a spendere denaro pubblico per accaparrare consensi, mentre una politica lungimirante deve anche saper dire dei “no”.

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feb 10 2012

CHI SONO I VERI VOLTAGABBANA?

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Sorprendenti le ultime dichiarazioni di Daniela Santanchè che da anti montiana di ferro ritroviamo aspirante “sorella” dei ministri Fornero e Cancellieri. L’ex Sottosegretaria da detrattrice del governo tecnico, eccitata etichettatrice di traditori e traditrici del Presidente Berlusconi è ora sostenitrice di questo “nostro governo”. Chissà come reagiranno tutti quei militanti pidiellini-exaennini che, sbalorditi, chiedevano ragione della mia scelta di demolire il governo Berlusconi per fare posto al governo Monti. Chissà come reagiranno quei pochissimi indignados con qualche mostrina di partito sulla giacca che subito chiesero la mia espulsione dal PdL.
Abbiamo imparato da Davide Lajolo, autorevole corregionale della Santanchè, il significato drammatico di voltagabbana. Cosa seria. Qui, invece, siamo al voltasottana che sa di commedia. Siamo nel pieno della politica per politicanti. Ieri per la Santanchè quelli che sostenevano la nascita del governo Monti erano “traditori” oggi potrebbero essere sorelle. Ieri “la strada maestra era quella delle elezioni anticipate”, oggi puntiamo al 2013 senza intoppi. Ieri, ma proprio ieri, il governo Monti “non convinceva”, oggi fa “politiche di destra” col “nostro programma”. Sorprendenti le affermazioni di Daniela Santanchè che cambia idea, come tanti di fronte ai fatti concreti di un governo che governa, e soprattutto sbalorditive per la rapidità del giravolta.
Alla fine decideranno gli elettori, mi auguro, distinguendo da chi agisce per il bene del Paese e chi per il proprio tornaconto. Auspico che a fronte di tanti sacrifici che gli italiani sono chiamati a fare avranno, il giorno del voto, la memoria di chi li ha trascinati fino al baratro.
Il governo Monti, come si poteva capire bene già dall’inizio, è la dimostrazione concreta che i volti rifatti di certe ideologie sono da seppellire definitivamente. Le coazioni all’appartenenza di gruppi chiusi e autoreferenziali sono il contrario dell’indole liberale e di spirito di servizio per la collettività. Non è un branco di uomini e donne asserviti a qualcuno che deve governare un Paese avanzato, ma un gruppo di uomini e donne liberi.
Lo spread è sceso, e scenderà, perché il governo Monti ha fatto la riforma delle pensioni e ha dimostrato rigore e serietà non perché si è esercitato a sparpagliare luoghi comuni o a sceneggiare conflitti verbali nelle piazze televisive. La politica ha il dovere di rinnovarsi e puntare su una nuova classe dirigente, semplicemente perché quella che c’è ha dimostrato inettitudine e profondissima assenza di senso delle istituzioni e del dovere. Mi auguro che Fornero e Cancellieri non accetteranno di considerare Santanchè come una sorella se non in senso cristiano.

DAL CORRIERE DELLA SERA

DAL GAZZETTINO

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gen 30 2012

TAXI, LIBERALIZZAZIONI: SERVE UN’AUTORITA’ CAPACE DI DISTINGUERE

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Incontro nel pomeriggio tra l’on. Giustina Destro, l’on. Fabio Gava e
i rappresentanti dei tassisti veneti.
Al tavolo con i due deputati di Padova e Treviso Walter Basso
segretario Cna trasporti persone di Padova, Alessandro Nordio vice
presidente nazionale Confartigianato taxi e presidente Consorzio Taxi
Veneto, Giorgio Bee referente regionale settore taxi di Cna, Giuseppe
Zuin presidente Radiotaxi Padova, Italo Reato di Cna Taxi di Treviso e
i rappresentanti della Cooperativa tassisti vicentini Zardina e
Belloni.
I tassisti, che rappresentavano oltre 750 operatori di tutta la regione,
hanno espresso preoccupazione soprattutto riguardo la formalizzazione
dell’Autorità per i Trasporti. Non è ancora chiaro, infatti, il ruolo
che il nuovo ente avrà e pertanto è stato chiesto un intervento dei
parlamentari perché si chiarisca meglio che tipi di azioni potrà
intraprendere l’Autorità riguardo i taxi. “L’obiettivo – ha spiegato Nordio – è impedire che siano permessi decisioni autonome che non tengano conto delle diverse
situazioni territoriali e da città a città.”
Oggi le concessioni sono rilasciate dai comuni sulla base di criteri
che permettono un servizio di qualità basato sulle esigenze locali.
Un’Autorità centralizzata, invece, potrebbe fare di ogni erba un fascio
danneggiando non solo i tassisti, ma anche gli utenti.
I deputati Destro e Gava seguiranno assieme ai tassisti veneti l’iter
della formalizzazione dell’Autorità per i Trasporti per garantire che
le future decisioni non diventino il risultato di interventi
unilaterali e centralizzati.

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gen 19 2012

LOTTA ALLE AGROMAFIE

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La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale oggi ha promosso un convegno per presentare la relazione per il contrasto alla contraffazione nel settore alimentare.  Tra le proposte formulate vi e’ l’inserimento nel codice penale del delitto di associazione a delinquere finalizzato alla commissione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.  Le agromafie sono sistemi criminali organizzati e internazionali che possono essere contrastate e sconfitte soltanto con una rigorosa e pianificata opera di prevenzione e repressione coordinata a livello europeo e mondiale.

LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE

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gen 13 2012

NACCARATO ALZA SOLO POLVERONI DI MENZOGNE

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Mi dispiace polemizzare con l’onorevole Naccarato, ma evidentemente le appartenenze politiche oscurano anche la lucidità dei più responsabili. Se correttamente riportato da qualche giornale apprendo che l’onorevole pidiessino sarebbe riuscito ad analizzare il voto segreto di ieri alla Camera su Cosentino e attraverso questa analisi dell’imponderabile sarebbe riuscito a capire che io avrei votato “no” all’arresto. Non solo, ma la puntuale analisi di Naccarato lo induce anche alla conclusione che questo che abbiamo “resta un Parlamento di centrodestra”. E meno male che non ha proseguito nell’analisi.
Mi limito ad informare l’onorevole Naccarato che il Gruppo Liberali per l’Italia-PLI ha più volte precisato di aver deciso di lasciare libertà di voto e personalmente sono persuasa che la Magistratura agisca in piena libertà e rispetto delle istituzioni. Sono convinta che non esista alcun fumus persecutionis nei confronti di alcun parlamentare indagato, compreso l’onorevole Nicola Cosentino. Piuttosto di menare il can per l’aia l’onorevole Naccarato provi a spiegare ai suoi elettori padovani perché esponenti di un partito alleato del Partito Democratico, eletti nelle liste del Pd, votano sempre a difesa della casta. Trasformisti, bugiardi e voltagabbana ce ne sono tanti, è vero, ma proprio perché sono tanti abbondano ovunque e lo si nota molto di più proprio quando c’è il voto segreto. Ad alzare polveroni per nascondere la verità si finisce solo per impolverarsi.

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gen 07 2012

L’ITALIA SOFFRE PERCHE’ CUMULA DEFICIT PER L’ENERGIA E LE MATERIE PRIME. LA VERA RICCHEZZA (E POVERTA’) DI UNA NAZIONE NON SI MISURA SOLO COL PIL O IL DEBITO PUBBLICO

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Nell’ultima relazione pubblicata della Banca d’Italia su commercio internazionale e le bilance dei pagamenti si legge: “Nel 2010 il volume del commercio mondiale di beni e servizi è salito del 12,4 per cento, recuperando completamente il pesante calo del 2009 (-10,9 per cento) e ritornando sui livelli massimi del 2008. La ripresa degli scambi è stata particolarmente rapida nelle economie emergenti, soprattutto in quelle asiatiche.” Tradotto significa che cenni di ripresa non appartengono a noi: la ricchezza va verso altri continenti. Inoltre “i prezzi delle materie prime hanno segnato cospicui aumenti”. Che per un Paese privo di materie prime e senza fonti energetiche come l’Italia significa perdita secca di ricchezza.
Possiamo crogiolarci in chiacchiere e polemiche quotidiane e provinciali, ma la vera ricchezza di una nazione non si misura solo con il PIL. Sono le bilance commerciali i veri indicatori, perché le bilance sono come lo spred, misurano le differenze. E in economie aperte e mondiali le differenze fanno la differenza. E’ l’andamento del saldo dello scambio internazionale di beni, servizi e capitali il dato più significativo non quello del debito pubblico.
Nel periodo 2000-2010 la quota dei paesi avanzati sulle importazioni mondiali, valutate a prezzi correnti, è scesa dal 65 al 53 per cento. E quasi la metà di questo spostamento di ricchezze è avvenuto dal 2007, l’anno di innesco della crisi. Ma mentre in altri paesi europei i governi politicamente stabili avevano già avviato la corsa ai ripari su più fronti e soprattutto su quello energetico, in Italia plotoni di referendari, anti nuclearisti o anti-Tav o anti qualsiasi cosa faccia il Governo hanno bloccato ogni iniziativa. Siamo più poveri perché siamo stati molto divisi, poco coesi e anche, spesso, poco seri e previdenti.
La Francia punta sul nucleare e la Germania tratta con la Russia. Noi dibattiamo sull’articolo 18 e ci lediamo confrontandoci con l’operaio europeo. Ma non sappiamo, ad esempio, che in Francia esiste oltre al diritto di sciopero anche “le droit de retraits”, il diritto di astenersi dal lavoro quando esso presenta un “danno grave o imminente per la propria vita o la propria salute”. Chiedete ai francesi cosa hanno fatto i ferrovieri nell’inverno del 2009 col diritto di astenersi dal lavoro a piacimento per percepito pericolo. Giornate intere di scioperi fittizi, treni fermi all’improvviso, ma stipendi assicurati comunque perché il diritto ad astenersi dal lavoro in caso di pericolo non è lo stesso del diritto allo sciopero. E anche in Germania esistono quelle sacche di ex sessantottini che, come da noi, invecchiando la rivoluzione proletaria, hanno preferito sistemarsi nell’impiego pubblico per stare comunque lontano dall’idea capitalista e del profitto. Gli stessi che hanno creato quegli espedienti burocratici di opacità e scarsi controlli e quelle zone franche improduttive del lavoro pubblico. Ma in Italia i giuslavoristi dobbiamo tenerli ancora sotto scorta. Mentre in Germania un ex cancelliere socialdemocratico va a dirigere la Nord Stream AG della Gazprom. Per non parlare di quei mitici 150 miliardi di evasione fiscale che, fatti i conti reali e tenendo conto dello standard europeo di evasione cronica, non potrà mai superare i 70-80 miliardi. Meglio di niente, ma allora Equitalia va benissimo come va e pensiamo piuttosto a investire in cultura civica perché, alla fine, con la sola repressione indiscriminata più di 10-15 miliardi l’anno non tireremo su.
Al nocciolo è sempre una questione politica, anzi di politiche. E condivido il giudizio su Monti di chi lo ritiene “un leader di livello europeo”. Di questo abbiamo bisogno di leader politici di livello europeo e mondiale. La povertà dell’Italia è nel non potersi permettere né chiare alternative di governo né Grosse Coalizioni e questo costa moltissimo. Le tante fiducie parlamentari sono l’indicatore del vero costo della politica italiana.
La ricchezza di una nazione – nei mercati globali – non è dunque nel PIL quanto nel tenere le bilance attive e sapere incassare rendite dall’estero. Invece noi abbiamo subito passivamente la concorrenza produttiva dei paesi asiatici e della Germania, con conseguenti bilance in rosso e sempre più alti costi delle materie prime. La storia, non l’economia, ci insegna che questi sono i segnali del decadimento prima ancora che della recessione. Questi sono i veri motivi del perché camminiamo sull’orlo di un precipizio.
Nel 2010 il nostro disavanzo nella bilancia dei pagamenti è salito al 3,5 per cento del PIL. Disavanzo dovuto  soprattutto all’importazione di materie prime energetiche e di apparecchi elettronici. Ma molto più preoccupante è la posizione patrimoniale debitoria netta sull’estero che nel 2010 ha toccato i 376,7 miliardi; il 24,3 per cento del PIL. E senza dimenticare che circa la metà del nostro debito pubblico è detenuto all’estero.
Queste sono le vere ricchezze o, meglio, le vere povertà della nostra Nazione. Che è anche la nazione con la popolazione più anziana d’Europa e, per definizione, la meno produttiva. Noi, che siamo la seconda potenza industriale d’Europa, di fatto nell’ultimo decennio abbiamo pagato sempre più caro materie prime ed energia e anche rendite ad altri Paesi emersi, emergenti o egemonizzanti.
Se non la politica chi può risolvere? Se non un Governo di squadra quale singolo potrà avere potere, sapere e tempo per affrontare tutto il da farsi? Se non una meglio preparata classe dirigente espressa da un popolo più accorto, a tutti i livelli e in tutti i comparti, chi potrà salvare l’Italia?

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dic 24 2011

SERENO NATALE E FELICE 2012 A TUTTI!

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Un giro al mercato per gli ultimi acquisti per la cena della Vigilia di Natale tutto in famiglia.

Rivolgo a tutti l’augurio più sincero di un Natale sereno e di un 2012 pieno di buone speranze.
Ci attendono prove importanti di coesione e solidarietà e il mio auspicio è che si compia l’opera rigeneratrice e riformatrice che tutti gli italiani e le italiane, negli ultimi mesi, hanno voluto promuovere. Si sta per concludere un anno molto importante per il nostro Paese e la strada intrapresa con così tanti sacrifici non potrà che condurci a una nuova e felice condizione generale.

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dic 20 2011

SALVARE L’ITALIA PER SALVARE L’EUROPA

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Lo Stato deve pagare le imprese, ma non c’è più denaro pubblico.
Questo significa la fine dell’idea keynesiana e del volano di Stato? Evidentemente non basta più far scavare buche e poi farle ricoprire per sostenere l’economia. Il volano pubblico è bloccato e l’impresa, il lavoro, la produzione e la distribuzione della ricchezza dovranno tornare al mercato libero. Lo Stato è diventato così incredibilmente inaffidabile da mettere a rischio perfino la nostra giovane democrazia. Oggi paradossalmente c’è uno Stato così pervasivo, da non essere più in grado di esserci: scuola al degrado, carceri sovraffollate, sicurezza a rischio, servizi scadenti, pagamenti dilatati, pensioni posticipate. Ma tasse sempre più pesanti.
L’impresa e il lavoro che finora hanno guardato al bene pubblico come bene di riferimento ora sono costrette a rivolgersi alla competizione di mercato se non vorranno soccombere alla pressione fiscale.
Del resto produrre esclusivamente per l’ente pubblico significa dover offrire allo Stato tanto denaro attraverso la tassazione o, come nel passato, con l’iperinflazione. Non c’è scampo.
Fanno benissimo i produttori veneti a invitare il Presidente Monti ad agire per assicurare alle imprese il diritto di ricevere il dovuto. I patti vanno rispettati. Il passato va sanato, ma sarà, e diventerà, sempre più passato. Se è vero che vogliamo uno Stato leggero; meno spesa pubblica e meno burocrazia, va da sé che dovremmo cominciare a volere anche meno opere pubbliche e meno servizi pubblici. L’impresa, le professioni, il commercio si dovranno cimentare di più nel mercato e molto meno nel groviglio politico e delle corporazioni. Non esistono soluzioni immediate se non negli arzigogoli quotidiani di economisti e scribacchini improvvisati. E’ la realtà che si impone.
E la realtà è semplice: i conti tornano solo quando si produce ricchezza, quando si produce più di quanto si consumi. Il debito pubblico è nient’altro che il risultato di bilance commerciali negative perché si importa anche più di quanto si esporta. E se la bilancia commerciale è il vero dato sulla ricchezza di una nazione, allora va preso nota che l’altro ieri l’Eurostat ha certificato un nostro deficit commerciale di 23,1 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2011 in peggioramento rispetto al 2010 (-21 miliardi) mentre, ad esempio, la Germania ha avuto un surplus di 117,9 miliardi.
Per anni abbiamo voluto credere che si potesse vivere al di sopra delle nostre possibilità. Abbiamo pensato che lo Stato avrebbe potuto farci lavorare, assisterci, offrirci servizi di qualità e a fronte di tutto questo chiederci anche sempre meno tasse. Abbiamo pensato che il mondo dei diritti fosse infinito e ci siamo assoggettati a una democrazia da tragedia greca: i leaders che parlano direttamente col popolo, trasformato in coro. Coro che urlando e sbraitando è stato sempre accontentato in cambio del voto.
Elefantiache macchine pubbliche di consenso, sempre più intrecciate con nicchie di mercato non competitivo, hanno prodotto questi deficit reali che ora si impongono.
I veri poveri, come sostiene il Presidente Monti, non sono coloro che hanno partecipato al bengodi del passato e ora devono tirare la cinghia (vedi gli “scudati” ora tassati), ma tutti quei giovani che non avranno neppure il diritto di indebitarsi a vantaggio della propria generazione. Una generazione che non godrà di appalti e commesse, non avrà grandi opere, ma non avrà neppure servizi di qualità nella scuola, negli ospedali, nella sicurezza e, forse, non avrà neppure una pensione.
I fatti si impongono ai sogni. Lo Stato siamo tutti noi e se ne abbiamo approfittato ora dovremmo fare lo sforzo di capire che è tutto finito. Non ci salveremo nel nome di una ipotetica superiorità dell’Occidente o nella ricerca di capri espiatori come l’immigrazione o l’euro o la casta. Ci salveremo soltanto per la capacità di rimetterci tutti in gioco in un mondo che è cambiato e va affrontato con strategie nuove e con risorse nuove.
Durante la Grande Depressione gli Stati Uniti inventarono il New Deal e riuscirono a tutelare la democrazia, ma la Germania sprofondò nel nazismo e l’Italia abbracciò completamente il fascismo. Nel giro di un decennio scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Le crisi europee possono spingere verso derive incontrollabili ecco perché è stato giusto definire la manovra Monti: “decreto salva-Italia”. Si tratta proprio di questo, infatti, come ha ben spiegato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: salvare l’Italia e con essa, anche l’Europa. Chi gioca allo sfascio sappia che, questa volta, le bugie non avranno le gambe corte, ma non ce le avranno proprio, neppure per fare un passo indietro.

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dic 12 2011

INCONTRO CON CGIL, CISL, UIL

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Stamane ho incontrato, su loro invito, i massimi rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil di Padova. Si è trattato di un incontro cordiale e molto proficuo perché la sostanza di quanto è stato detto è condivisibile.
Ho ribadito che la manovra Monti è stata elaborata in pochi giorni e credo sia stato fatto tutto il possibile data la situazione drammatica. Dal mese di luglio si sono alternate manovre e contromanovre senza esiti e soltanto con il Governo Monti siamo arrivati ad un risultato apprezzato anche dall’Unione Europea. Oggi possiamo presentarci ai tavoli internazionali con una credibilità di tutto rispetto e dobbiamo essere consapevoli di aver disinnescato la possibilità che il nostro Paese potesse andare in default.
Ai Sindacati ho ribadito, anche oggi, che nessuno può chiamarsi fuori. Loro, come altre parti sociali, sono sempre stati consultati e se siamo arrivati all’emergenza di questi giorni è perché nel passato tante scelte, anche difficili, sono sempre state rimandate. Per questo ritengo la manovra Monti la meglio possibile nella sua struttura generale. Evidentemente come tutte le scelte può essere migliorabile, ma non si può stravolgere. Certo si poteva fare anche di più sulle liberalizzazioni, nei tagli alla spesa pubblica e politica, sul lavoro e il fisco, ma credo che il Governo Monti saprà fare bene, nel breve periodo, anche su questi versanti.
Oggi tutti noi dobbiamo imparare a fare una politica nuova: servono idee nuove e occorre uno stile che riporti rispetto per le istituzioni. La rettitudine di uomini e donne capaci e responsabili ci farà tornare la voglia di un impegno pubblico al servizio della Nazione e al servizio di tutti i cittadini che a fronte dei sacrifici che ci attendono devono poter avere la certezza della giusta distribuzione dei carichi che sono chiamati a sopportare.

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dic 04 2011

MANOVARA GIUSTA E COMMOZIONE CONDIVISA

Pubblicato da in News

Una manovra come quella illustrata dal Governo Monti questa sera è senza dubbio improntata a senso di giustizia ed equità.
Se poi a questo rigore e buon senso si aggiunge quel semplice sentimento di bontà e di affetto verso i propri connazionali, da parte di un Ministro come la professoressa Fornero, beh, non guasta! Questo significa che si apre, a fronte di tutti i sacrifici che ci attendono, anche la speranza di un nuovo modo, più serio e umano, di fare politica. Gli italiani chiedono a chi governa rigore e integrità. E apprezzo infinitamente che il decreto che il Governo si appresta a presentare sia denominato “Salva Italia”, perché così è nella realtà dei fatti.
Comprendo molto anche la commozione del ministro Fornero perché è stato così anche per me nei momenti di decisioni forti. L’idea di volere e cercare il bene del nostro Paese non è retorica: quando l’impegno nel tutelare il destino comune dei propri connazionali è veramente sentito questo comporta anche una partecipazione intellettuale ed emotiva totalizzante. Chi è ispirato dal senso delle istituzioni e spirito di servizio per il proprio Paese può anche commuoversi nella convinzione di aver fatto, e condiviso, la scelta più giusta.

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dic 01 2011

DICHIARAZIONI ALL’AGENZIA ADNKRONOS

Pubblicato da in Rassegna Stampa

Dopo ‘l’anno di decantazione’ del governo Monti, ‘se vogliamo riconquistare la fiducia degli italiani e puntare davvero al bene del paese’, dobbiamo costruire una ‘grande coalizione’ che ‘abbia la capacita’ di governare in maniera moderna, innovativa e socialmente utile’ nei ‘prossimi dieci anni’.
Questa sorta di ‘grosse koalition’ si puo’ fare con chi ci sta e deve coinvolgere anche la Lega, soprattutto l’ala maroniana.
‘Questo sara’ un anno di decantazione per uscire dalla crisi economica e, quindi, dobbiamo sostenere Monti fino alla fine della legislatura. Dopo ci vorranno 5-10 anni per tornare ai tempi in cui siamo stati protagonista in Europa e sul palcoscenico internazionale’.
‘Il progetto politico di grande coalizione puo’ coinvolgere chi ci sta della destra, della sinistra e del centro e anche una parte della Lega. Penso a Maroni, che e’ stato un ottimo ministro dell’Interno, e a Tosi, ottimo esempio di amministratore locale. Il Carroccio -avverte- non va abbandonato. Al suo interno ci sono delle forze sociali e politiche che non devono essere disperse’.
‘Io ho grande ammirazione per Maroni. Per quale motivo dovremmo buttare via l’esperienza di un uomo che fatto cosi’ bene il ministro dell’Interno?’.
‘Non sono una nostalgica di natura, quando faccio una scelta vado avanti. Berlusconi ha fatto un passo indietro e ne e’ uscito bene, sta dimostrando un atteggiamento molto positivo e costruttivo: dobbiamo dargli merito di questo, ma ora occorre guardare avanti, non conta piu’ nulla fare polemiche’.
‘Ora noi vogliamo sostenere Monti e il suo governo, mi auguro fino alla fine della legislatura. Dobbiamo uscire dalla difficolta’ attuali. Credo che Monti debba rimettere subito il Paese nelle condizioni di respirare. Abbiamo bisogno di ossigeno. Capisco anche il silenzio sul pacchetto di misure anticrisi fino al Cdm della prossima settimana. E’ giusto che ora il presidente del Consiglio cerchi di avere come interlocutori le parti sociali e la politica. Deve continuare a sentire tutti, come ha fatto per le consultazioni’.
Infine ho dichiarato che ‘ E’ obbligatorio ridurre tutti i costi della politica, a cominciare dal numero dei parlamentari’ e considero prematuro parlare della riforma della legge elettorale. ‘La legge elettorale, se e’ necessario, sara’ riformata, ma ora ci sono altre priorita’.

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mag 05 2011

SOSTENERE IL BIOTECH CHE CRESCE

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Ho condiviso con gli amici Sergio Dompé, presidente di Federfarma e con Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotech, la soddisfazione nell’apprendere che il comparto delle biotecnologie italiano cresce e si consolida. I dati del Rapporto presentato ieri lasciano pensare che le eccellenze italiane siano in forte fermento e che occorre sostenere tutte le potenzialità che esprimono. Non vedere questo sarebbe un delitto. Abbiamo 375 aziende di biotech in Italia che producono un valore inestimabile in ricerca e conoscenza. Ci sono ben 16 progetti in stato avanzatissimo di prodotti che potranno migliorare decisamente la qualità della vita e l’aiuto ai malati con ricadute di ottimizzazione delle risorse sanitarie nazionali. E queste aziende sono per circa la metà piccole e piccolissime e bisognose di aggregazioni, di sostegno e di provvedimenti legislativi che ne favoriscano la crescita e soprattutto la competitività a livello internazionale. Bene fanno i Parchi Tecnologici a tenere le fila, ma dobbiamo fare di più. Per avere un biotech Made in Italy servono risorse umane eccellenti e interventi legislativi di qualità. Oggi l’Italia nel rapporto pubblicazioni/ricercatori è al primo posto nel mondo. La nostra Università sforna giovani preparatissimi e il nostro sistema deve aprirsi con più fiducia all’investimento privato in un settore come il biotech che rappresenta il futuro di un’economia avanzata. Solleciterò l’attivazione del Fondo per l’Industria 2015 – Tecnologie per la Vita per il sostegno alla competitività. Fondo, tra l’altro, già previsto dal Governo. E dobbiamo fare molto attenzione anche alla protezione del contenuto intellettuale e delle nostre grandi capacità creative e di produzione intellettuale. Insomma il futuro del Made in Italy è anche biotech e in questo settore i dati – non le chiacchiere – dicono che siamo il terzo Paese al mondo dopo Germania e Gran Bretagna; dobbiamo dare fiducia alle nostre imprese.

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mag 05 2011

CIPE. RISORSE PER IL VENETO. ORA PUNTIAMO SULL’ALTA VELOCITA’

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Sono molto soddisfatta delle decisioni prese dal Cipe questa mattina riguardo il Veneto. La nostra regione ha bisogno di proseguire la messa in opera di grandi infrastrutture per poter mantenere il livello di eccellenza nell’economia. Dal piano di edilizia abitativa, al Mose, agli investimenti sull’autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova le decisioni di oggi dimostrano l’impegno, soprattutto dei ministri veneti, per garantire risorse al nostro territorio. Colgo l’occasione anche per incitare l’Ad del Gruppo Ferrovie, Mauro Moretti ad accelerare il progetto di realizzazione dell’Alta Velocità sulla tratta Milano-Venezia. Inoltre l’intenzione delle Ferrovie italiane di partecipare alla gara per la divisione merci delle Ferrovie polacche è l’ennesima dimostrazione della sempre più indispensabile tratta di alta velocità e capacità ferroviaria Milano-Venezia-Trieste per avvicinarci al mercato orientale europeo.

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mag 05 2011

SCAJOLA E’ POLITICO DI PRIMISSIMO PIANO

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Chi come me conosce da tempo l’onorevole Scajola non ha mai dubitato della sua estraneità all’inchiesta da Perugia. Esprimo ancora una volta tutta la mia solidarietà all’amico Claudio che è stato sottoposto ad una violentissima campagna di disonore che oggi si rivela ingiustificata e gravissima.  Alla mia personale soddisfazione per l’esito della vicenda giudiziaria per l’amico Claudio si aggiunge l’amarezza nel vedere le sue grandi capacità non ancora pienamente utilizzate al servizio del Paese. Mi auguro che anche in questo il tempo sarà galantuomo.

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mag 14 2011

A VENEZIA LA MOSTRA DEL CINEMA, A ROMA CINECITTA’

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Il ministro Galan ha perfettamente ragione: non possiamo permetterci tanti festival del cinema tutti uguali perché si finisce per cannibalizzarsi a vicenda. Se poi, come sembra, il festival di Roma costa il doppio di quello di Venezia non si capisce proprio come si possano criticare i ragionamenti del ministro della Cultura. Così come c’è un festival del cinema a Torino ci può essere anche quello di Roma, ma è chiaro che ognuna di queste manifestazioni deve avere un’identità propria e non essere una banale fotocopia l’uno dell’altro. Non servirebbe a nessuno, meno che meno al cinema italiano, una duplicazione, tra l’altro quasi a seguire, della Mostra di Venezia che ha una storia e un’identità consolidata. E’ come se ci mettessimo in testa di fare un’altra Cinecittà a Mestre o un’altra sede centrale della Rai a Cosenza.
E ha due volte ragione Galan quando sostiene che, piuttosto, si organizzi meglio Venezia, anche per i servizi e la ricezione turistico-alberghiera e per l’offerta culturale connessa. L’obiettivo per il nostro cinema è la più alta qualità altrimenti oggi si rischia di uscire dal mercato internazionale. Caso mai è di questo che dobbiamo parlare.

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mag 20 2011

CON GLI AMICI BAUDO E BERTOLISSI ABBIAMO CELEBRATO I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITLIA

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Ieri nell’aula magna dell’Università di Padova con gli amici Pippo Baudo e Mario Bertolissi abbiamo celebrato, a modo nostro, i 150 anni dell’Unità d’Italia. Libera Fondazione ha promosso l’evento ponendosi una domanda che abbiamo girato ai nostri ospiti: quanto la televisione ha influito, nel bene e nel male, nella costruzione della nazione?

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mag 25 2011

CONTRAFFAZIONE: IL PROTOCOLLO VENEZIANO E’ LA STRADA GIUSTA

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Il protocollo firmato oggi a Venezia (tra Prefettura, Regione, Provincia, Camera di Commercio e alcuni comuni e associazioni di categoria) contro la contraffazione e vendita abusiva di prodotti è la strada giusta per prevenire e contrastare una delle insidie più pericolose per le imprese e il commercio. Questa è la dimostrazione di un “sistema” che collabora e si raccorda per intervenire e reprimere. L’innovazione si ottiene attraverso formazione e investimenti notevoli che non possono essere messi a repentaglio dalla distribuzione illegale di falsi prodotti.
Il fenomeno della contraffazione è di dimensione mondiale e la Commissione parlamentare d’inchiesta alla quale appartengo nella recente missione a Bruxelles ha focalizzato alcuni aspetti fondamentali: innanzitutto la necessità di garantire un mercato europeo sempre più avveduto contro la contraffazione monitorando anche i mercati “virtuali” che tendono a sfuggire ai controlli doganali. In secondo luogo offrire informazioni puntuali e trasparenti ai consumatori attraverso l’etichettatura e la tracciabilità e infine tutelare a tutti i livelli l’innovazione tecnologica, in particolare attraverso un regolamento per i brevetti.
Ogni iniziativa il cui obiettivo è ridurre la pirateria è lodevole perché oltre a contribuire a mettere in sicurezza i consumatori e i produttori onesti va a contrastare un sistema criminale immenso: si pensi che secondo stime Ocse il valore del giro d’affari legato alla contraffazione è di circa 250 miliardi di euro a livello globale. Cifra che raddoppia se si considera anche la pirateria informatica. Dietro questo giro d’affari c’è soltanto criminalità e distorsione dei mercati.
Infine ci tengo a sottolineare che dalle indagini e audizione della nostra Commissione d’inchiesta è emersa la non corretta percezione del fenomeno da parte degli acquirenti. Il problema spesso viene liquidato a cuor leggero e molti pensano che acquistare qualcosa da un “vu cumprà” sia quasi un’opera di bene ignorando che in questo modo si alimenta sfruttamento del lavoro e criminalità organizzata. La stretegia di contrasto, dunque, se vuole avere successo deve essere coordinata dal livello locale al livello europeo e internazionale attraverso tutte le istituzioni competenti. L’esempio di Venezia è senza dubbio importante.

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mag 31 2011

ALCUNI PASSI CHE CONDIVIDO IN PIENO DELLA RELAZIONE DEL GOVERNATORE DRAGHI

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“La scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro è un fattore cruciale di debolezza del sistema, su cui stiamo ora concentrando la nostra ricerca.
Oggi il 60 per cento dei laureati è formato da giovani donne: conseguono il titolo in minor tempo dei loro colleghi maschi, con risultati in media migliori, sempre meno nelle tradizionali discipline umanistiche. Eppure in Italia l’occupazione femminile è ferma al 46 per cento della popolazione in età da lavoro, venti punti meno di quella maschile, è più bassa che in quasi tutti i paesi europei soprattutto nelle posizioni più elevate e per le donne con figli; le retribuzioni sono, a parità di istruzione ed esperienza, inferiori del 10 per cento a quelle maschili. Il tempo di cura della casa e della famiglia a carico delle donne resta in Italia molto maggiore che negli altri paesi: aiuterebbero maggiori servizi e una organizzazione del lavoro volti a consentire una migliore conciliazione tra vita e lavoro, una riduzione dei disincentivi impliciti nel regime fiscale.”

“È necessario recuperare efficienza nella spesa, anche per sfruttare appieno le risorse dei concessionari privati e quelle comunitarie, che non pesano sui conti pubblici.
A oggi sono stati completati poco più del 60 per cento degli ampliamenti concordati nel 1997 tra l’ANAS e la principale concessionaria autostradale e meno del 30 di quelli decisi nel programma del 2004; il programma più recente, del 2008, è ancora in fase di studio. Le opere da realizzare valgono circa 15 miliardi. I fondi strutturali comunitari attualmente a nostra disposizione sono stati spesi solo per il 15 per cento: quelli non spesi ammontano a 23 miliardi, a cui va associato il relativo cofinanziamento nazionale. Accelerare tutti questi interventi darebbe un forte impulso all’attività economica.”

“La flessibilità tipica delle piccole imprese, che in passato ha contribuito a sostenere con successo la nostra competitività, oggi non basta più. Occorre un maggior numero di imprese medie e grandi che siano in grado di accedere rapidamente ed efficacemente ai mercati internazionali, di sfruttare i guadagni di efficienza offerti dall’innovazione tecnologica.”

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giu 02 2011

FESTA DELLA REPUBBLICA A PADOVA

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“Nell’anno in cui celebriamo il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, il 2 giugno ci offre un’opportunità del tutto speciale per soffermarci a riflettere sulla storia del nostro Paese e sui grandi eventi che l’hanno segnata: dalle guerre risorgimentali ai due conflitti mondiali, tra i quali si collocarono gli anni bui della dittatura e del bellicismo fascista; e poi, finalmente, la Liberazione, la Repubblica e la Costituzione e, con esse, una nuova alba e la rinascita della Patria, illuminata dalla riconquistata libertà e dalla ricostruzione della democrazia”.
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA On. GIORGIO NAPOLITANO

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giu 03 2011

UNA BIENNALE CHE ILLUMINA

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IllumiNazioni – Illuminare le Nazioni: un titolo quanto mai azzeccato per la Biennale delle Arti Visive di Venezia:
una manifestare dell’arte contemporanea superlativa la “nostra” Biennale che pone Venezia e l’Italia al centro del mondo culturale e artistico. Tutta la mia stima per il Ministro della Cultura, per il Presidente della Biennale. di direttrice e per il lavoro svolto da tanti bravissimi operatori culturali.

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giu 10 2011

CONTRO LA CONTRAFFAZIONE SEGUIRE L’ESEMPIO DI PADOVA

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L’Italia, diversamente da altri paesi europei, come ha detto il Presidente
della Commissione per la lotta alla contraffazione, onorevole Giovanni Fava, sente
e subisce molto più di altri la pressione della contraffazione; un mercato
illegale che insidia imprese e commercio in modo pesante. Il caso del
sequestro di sigarette contraffatte in Campania è un esempio eclatante:
siamo riusciti anche a trasformare i contrabbandieri in contraffattori. Dunque abbiamo
davanti un lavoro difficile da svolgere all’interno del Paese oltre che nei
confronti dei prodotti che arrivano da fuori. La battaglia è dura, ma il
convegno promosso questa mattina dal presidente Zilio dell’Ascom di
Padova dimostra che ci sono anche notevoli dati di speranza.
Insieme, istituzioni e privati, devono continuare a dialogare e collaborare
per battere questa criminalità, perché di criminalità si tratta.
Il protocollo firmato a Padova dalle forze dell’ordine, istituzioni e
privati per contrastare la commercializzazione di prodotti contraffatti è
uno di questi ottimi segni di speranza. E i risultati illustrati oggi dal
Prefetto Sodano e dal colonnello Maccani della Guardia di Finanza
dimostrano che questo protocollo non è rimasto lettera morta, ma si è passati ai fatti.
Le istituzioni devono garantire la legalità perché non si capirebbe
altrimenti come potremmo chiedere a imprenditori e commercianti onesti di
rispettare le regole. La concorrenza sleale fa chiudere le attività e
perdere posti di lavoro; dunque è nemica di tutto il nostro sistema
produttivo e di consumo. E a questo si aggiunge il rischio di pericolosi incidenti per la
salute dei consumatori soprattutto per i prodotti nocivi nei settori
alimentari, farmaceutico e dei giocattoli.
La Commissione parlamentare alla quale appartengo si sta muovendo a livello
europeo e nazionale perché si arrivi alla tutela piena dei brevetti e dei
prodotti, all’introduzione efficace dei sistemi di etichettatura e
tracciabilità e, non ultimo, ad una prevenzione e informazione capillare nei
confronti dei consumatori che non sanno, e non possono sapere, che la
contraffazione non è soltanto il mercato dei vu cumprà. Si tratta di un
sistema criminale organizzato e che muove miliardi di euro.
Tutela, prevenzione e repressione; sembra banale, ma queste sono le
direzioni da percorrere proprio sull’esempio di quanto è stato fatto e sta
facendo così bene Padova. Acquistare merce contraffatte non è solo
pericoloso, ma è un modo per alimentare criminalità organizzata e finanza
illecita.

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giu 15 2011

COMPLIMENTI ALLA GUARDIA DI FINANZA DI PADOVA

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Rinnovo i complimenti alla Guardia di Finanza di Padova dopo quelli fatti di persona qualche giorno fa durante un convegno promosso dall’Ascom. Le Fiamme Gialle padovane sono un esempio di efficienza e determinazione nella lotta a questa piaga, particolarmente italiana, della contraffazione.
Dopo l’eclatante sequestro di rubinetteria pericolosa oggi la notizia di questa massa di bigiotteria realizzata con materiali nocivi per la salute. Queste sono risposte concrete alle richieste dei cittadini, degli imprenditori e dei commercianti, di tutela del mercato e di prevenzione dei danni alla salute che l’acquisto di oggetti contraffatti comporta. Questi mercati che al singolo consumatore possono anche apparire innocui, in realtà nascondono giri di affari colossali, sfruttamento del lavoro anche minorile e organizzazioni criminali ramificate. Tenendo alta l’attenzione va sempre migliorando l’azione di repressione e ora deve crescere anche la prevenzione e la tutela delle produzioni. Infine un appello a chi di dovere perché agisca per soddisfare le richieste responsabili e puntuali, come ad esempio quella del presidente Zilio dell’Ascom di Padova, perché solo in un mercato leale si potranno garantire le attività imprenditoriali e commerciali, i posti di lavoro e la qualità per i consumatori.

COMMISSIONE PARLAMENTARE

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giu 12 2011

SANT’ANTONIO, IL NOSTRO RIFERIMENTO

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Roma, 12 giu. (Adnkronos/Ign) – Dall’Australia a Padova per venerare sant’Antonio: attesi fedeli da tutto il mondo per le celebrazioni dedicate al santo dei miracoli. La devozione non tramonta e continua ad essere “punto di riferimento di tanta gente”, per dirla con Giustina Destro, ex sindaco di Padova. Domani sarà celebrato a Padova con una processione, trasmessa in mondovisione, che onorerà la figura del Santo popolare anche per fare ritrovare le cose perdute. Ancora oggi è in voga la filastrocca-preghiera con la quale si recita ‘Sant’Antonio dalla barba bianca, fammi trovare quello che mi manca’.

I frati della basilica di Sant’Antonio conservano ancora una lettera di oltre vent’anni fa giunta dal Sudamerica, scritta da una signora che, indispettita con il Santo che non faceva trovare un marito alla figlia, gettò dalla finestra la statuetta di Sant’Antonio. Si racconta che la statuetta colpì un passante, che diventò poi il genero della signora. Sant’Antonio da Padova è soprattutto il santo dei miracoli. Uno di essi, fu causato da una confessione. Un uomo di Padova, di nome Leonardo, una volta riferì all’uomo di Dio, tra gli altri peccati di cui s’era accusato, di avere percosso con un calcio la propria madre, e con tale violenza da farla cadere malamente per terra. Il beato padre Antonio, che detestava ogni cattiveria, commentò: “Il piede che colpisce la madre o il padre, meriterebbe di essere tagliato all’istante”. L’uomo, non avendo capito il senso della frase, nel rimorso per la colpa commessa e per le aspre parole del Santo, tornò in fretta a casa e subito si recise il piede. La notizia di una punizione tanto crudele si diffuse per tutta la città, e fu riportata al servo di Dio. Appena il Santo ebbe accostato il piede alla gamba tracciandovi il segno del Crocifisso, passandovi sopra le sacre mani, il piede tornò ad unirsi all’arto e l’uomo si mise a camminare e a saltare, lodando e magnificando Dio e rendendo grazie infinite al beato Antonio, che in maniera così mirabile lo aveva risanato.

A Sant’Antonio si attribuisce anche il miracolo dei pesci e si racconta che quando Antonio cominciò a parlare, i pesci si elevarono sopra la superficie dell’acqua e lo guardarono attentamente con la bocca aperta. I pesci non si allontanarono dal posto se non dopo aver ricevuto la sua benedizione. I miracoli di Sant’Antonio sono conosciuti anche in Toscana. Un giorno, mentre si stavano celebrando con solennità le esequie di una persona molto facoltosa, si racconta che al funerale era presente sant’Antonio, il quale, scosso da un’ispirazione si mise a gridare che quel morto non andava sepolto in luogo consacrato, bensì lungo le mura della città. Di fronte alla richiesta, tutti rimasero sconvolti. Vennero chiamati dei chirurghi che aprirono il petto al defunto. Ma non vi trovarono il cuore che, secondo la predizione del Santo, rinvennero nella cassaforte dov’era conservato il denaro. Per questo motivo, la cittadinanza lodò con entusiasmo Dio e il suo Santo. E quel morto non fu deposto nel mausoleo preparatogli, ma trascinato sul terrapieno e sotterrato.

Sant’Antonio è venerato a Padova ma è originario di Lisbona. Anche qui c’è un miracolo da segnalare. Mentre ancora vivevano i parenti del Santo, due erano nemici e si odiavano a morte. Accadde che il figlio d’uno di questi incontrò il nemico di famiglia che abitava vicino ai genitori del beato Antonio. Il ragazzo venne ucciso e sotterrato in una fossa. Poiché il giovane era figlio di un notabile vennero perquisiti la dimora e l’orto ma non si scoprì nessun indizio. Il beato Antonio sebbene fosse a Padova seppe del fatto per ispirazione divina. Con un prodigio divino venne trasportato fino alla città di Lisbona. Portato davanti al corpo del ragazzo morto gli comandò di alzarsi e dire se a ucciderlo fossero stati i suoi parenti. Il ragazzo si destò da morte e affermò che i familiari del beato Antonio erano del tutto estranei al delitto.

Domani a Padova il clou delle celebrazioni. Per l’occasione, la basilica di Sant’Antonio aprirà alle 5.30 e resterà aperta sino alle ore 22.30. Alle 17 la Santa Messa solenne presieduta da padre Gianni Cappelletto, ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali. A seguire, la processione delle reliquie del Santo e della sua statua per le vie della città di Padova. Al termine della processione, la benedizione solenne ai pellegrini con la reliquia del Santo.

Una devozione, quella per sant’Antonio che, come dice Giustina Destro, ex sindaco della città di Padova, “ha ancora più valore oggi in un momento in cui c’è bisogno di credere”. Quanto alle cose perdute e da ritrovare, dice la Destro, c’è bisogno di recuperare “i valori fondamentali della famiglia. Occorre inoltre dare obiettivi ai giovani e dare loro speranze per potere avere fiducia nel futuro”.

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giu 16 2011

LA MIA PIU’ SINCERA STIMA E SOLIDARIETA’ A GIANNI LETTA

Pubblicato da in News

Tutta la mia stima e la mia sincera solidarietà a Gianni Letta, un vero galantuomo che si è sempre speso per far funzionare l’Italia e di cui mi onoro di essere amica. La sua riservatezza, la correttezza con la quale ricopre ruoli di altissima responsabilità e lo stile con il quale serve lo Stato ne fanno una risorsa preziosissima per il nostro Paese. Letta è persona per bene tanto da rifiutare di diventare parlamentare pur di rimarcare il senso profondo di servizio e dedizione alle istituzioni repubblicane. Conosco il suo inflessibile impegno nell’interesse dell’Italia e conosco la sua disciplina di lavoro per il bene della collettività. Sono certa che quanto sta emergendo da notizie di stampa alla prova della realtà non lo riguarderà affatto.

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giu 24 2011

SOSTENIAMO IL FESTIVAL DEI DUE MONDI

Pubblicato da in Eventi

E’ cominciato oggi il Festival di Spoleto, edizione 54. Il famosissimo festival dei due mondi è uno dei più prestigiosi della nostra storia culturale contemporanea. Ho ritenuto di dover sostenere questo Festival perché porta a Spoleto attori, artisti e personaggi di caratura internazionale e offre al mondo una vetrina di eccellenza dell’Italia. L’ho voluto fare nell’anno del 150esimo dell’Unità d’Italia proprio per testimoniare l’importanza della cultura e delle arti per il nostro Paese.
Esprimo i miei complimenti e il mio più sincero apprezzamento alla Fondazione Festival Dei Due Mondi Spoleto O.N.L.U.S. e al suo presidente e direttore artistico Giorgio Ferrara.


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giu 28 2011

QUOTE ROSA NEI CDA, UNA LEGGE GIUSTA PER IL LAVORO

Pubblicato da in News

Una legge che passa con un consenso così alto significa che è una legge di civiltà. Il via libera all’introduzione delle quote rosa nei cda delle società quotate in borsa e controllate passa ora alla firma del Capo dello Stato e segna la vittoria di coloro che si sono decisamente impegnati per questo obiettivo. Prima fra tutte Lella Golfo coautrice della legge varata dal Parlamento.
Oggi abbiamo approvato una legge equilibrata, che ci avvicina alle più avanzate democrazie occidentali e che rende più concreto quel valore di pari opportunità nel quale tutti crediamo. Non si tratta di introdurre privilegi o di intaccare la libera iniziativa, ma semplicemente di prendere atto delle necessità del mercato del lavoro e aprire nuovi spazi a donne che valgono per la loro professionalità e capacità e non in quanto donne.
Oggi le quote nei cda sono necessarie proprio per favorire la mobilità di risorse umane, accrescere opportunità e aprire il mercato del lavoro. Un testo così ampiamente condiviso è il segno che la strada è quella giusta.

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giu 29 2011

GRANDE ACCOGLIENZA PER WOODY ALLEN A ROMA

Pubblicato da in News

Magnifica la cena di benvenuto e amiciza per il film «romano»  di Woody Allen quella che Carlo e Camilla di Borbone hanno offerto ieri.  Dagospia, naturalmente, ha documentato tutto e tra gli ospiti non poteva mancare il “nostro” ministro per i Beni Culturali, Giancarlo Galan.

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lug 04 2011

SE VOGLIAMO USCIRE DALLA CRISI DOBBIAMO SOSTENERE L’IMPRESA

Pubblicato da in Eventi

Complimenti alla Confindustria vicentina che oggi ha tenuto l’assemblea annuale. Ho percepito grande voglia di fare e spirito di impresa. Ho molto apprezzato l’intervento, a volte anche duro, del presidente Zuccato. Dobbiamo tornare a crescere e per farlo serve un grande investimento in risorse umane e una chiara scelta di incentivo alla produttività. Tra l’altro mi è parso quanto mai puntuale l’invito di Corrado Passera a non considerare il “pubblico” come solo modello negativo. Ci sono aziende pubbliche di qualità e strategiche per un Paese che vanno considerate nella giusta luce. Purtroppo sull’economia italiana pesa un enorme debito pubblico – frutto di scelte sbagliate, di debolezza della politica e di privilegi – che in un periodo di grave crisi non è facile ridimensionare. Con discernimento va riaperta la fase della
liberalizzazione dei servizi pubblici e rivisto completamente il sistema del welfare.

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lug 07 2011

DAL GIORNALE DI VICENZA

Pubblicato da in News

L’INTERVISTA. L’on. Destro (Pdl): «Ho votato per togliere le Province»

«Non si vive di politica
Ora tagliare i benefici
e poi largo ai giovani»

«Gli industriali? Sfilerei con loro, ma serve dialogo»

Giovedì 07 Luglio 2011 REGIONE, pagina 6

Antonella Benanzato
PADOVA
Giustina Destro non è una “professionista della politica”. Ha votato a favore dell’abolizione delle Province, e se non fosse stata parlamentare nel Pdl avrebbe marciato «eccome, anzi di più» con gli imprenditori di Treviso; e lunedì ha applaudito il richiamo alla «politica dei fatti» pronunciato all’assemblea di Confindustria Vicenza dal presidente Roberto Zuccato.
La Destro, ex sindaco di Padova, ai privilegi della politica rinuncerebbe subito: e poi chi fa politica per professione, sottolinea l’esponente azzurra, «impedisce il ricambio e invece bisogna lasciare spazio ai giovani».
Parole sante. Ma sia a destra che a sinistra si vota sempre compatti contro: dalla riduzione dei parlamentari fino agli stipendi.
Guardi, sfonda una porta aperta. Ho fatto l’imprenditrice per 30 anni e so cosa significa pianificare i costi e programmare i bilanci. Al Paese serve una dieta dimagrante, serve ridurre i costi dell’intero sistema della politica per poter finalmente fare gli investimenti che servono.
Appunto, però il privilegio è duro da estirpare.
Non è solo questione di ridurre gli stipendi ai parlamentari: c’è tutto un sistema da cambiare. Tra ministri, parlamentari, amministratori locali contiamo 45 mila persone. E il costo ammonta a 24,7 miliardi di euro, un’intera manovra. Sono cifre enormi. Vogliamo parlare poi delle Province?
Parliamone: l’Idv aveva proposto l’abolizione e abbiamo visto come è andata a finire.
Io personalmente ho votato a favore dell’abolizione. Tra presidenti di Provincia, assessori e consiglieri abbiamo ben 4.258 persone da remunerare. Ognuno ha i propri interessi; consideriamo che 40 Province sono guidate dal Pd, 37 dal Pdl, 5 dall’Udc e 13 dalla Lega. Chiaro che di fronte all’ipotesi dei tagli tutti hanno tirato i remi in barca. Lo stesso è accaduto col referendum sull’acqua.
Cioè?
Con la decisione presa torniamo indietro di 20 anni. E anche lì si è trattato di mantenere i privilegi, la possibilità di assegnare poltrone e incarichi. Da sindaco ho fatto un lunga battaglia per portare in Borsa i servizi locali di Padova.
Con la manovra il governo chiede sacrifici ai cittadini e alle imprese ma la politica non sembra voler dare il buon esempio.
La classe politica che vuole essere legittimata deve essere anche disposta a sacrificare qualcosa, i privilegi soprattutto. È necessario dare dei segnali inequivocabili ai cittadini e alle imprese per affrontare l’emergenza economica con serietà. I sacrifici si possono chiedere, puoi chiedere 15-20 euro di blocco delle revisioni delle pensioni a coloro che prendono 1.500 euro al mese: ma solo se tu politico sei il primo a tagliarti anche il più piccolo dei privilegi. Perché solo così puoi difendere anche questo tipo di scelte. Se tolgo 20 euro a un pensionato minimo, anche solo il risparmio di 1 euro su spese della burocrazia o della politica è sacrosanto e doveroso. Spendiamo il 120% di quanto produciamo, e anche la classe politica deve dimostrare di essere moderna e lo può fare rinunciando a privilegi ormai superati. Dalle auto blu, ai vitalizi per chi ha fatto il ministro o il presidente della Camera trent’anni fa: non capisco perché debbano avere ancora l’auto blu e la scorta. E poi bisogna innovare gli strumenti di lavoro della politica, utilizzare di più le nuove tecnologie, così si può risparmiare.
Parla da imprenditrice, non da professionista della politica.
Infatti non lo sono, non vivo di politica per fortuna.
Ma c’è chi lo fa, come il suo collega on. Fabio Gava, che denuncia una deriva demagogica attorno al tema dei tagli alla politica.
Il rischio è un ulteriore allontanamento e mancanza di fiducia verso la politica. Il pericolo, invece, è che possano svilupparsi delle manifestazioni anche di piazza che non si controllano. Anche di tipo terroristico. Insomma, il populismo non serve, ma neanche il proliferare di benefit e auto blu. Ripeto, la questione va affrontata con serietà e poi bisogna avere più coraggio.
Coraggio?
Sì, coraggio di fare scelte anche impopolari. Fare politica è un servizio temporaneo che si rende alla comunità, come fanno in America. In Italia, invece, chi fa politica ci resta per 25-30 anni. Ci sono troppi professionisti dello scranno e questo limita il ricambio. È arrivato il momento di lasciare spazio ai giovani, è un intero meccanismo che non funziona più, un sistema arcaico da riformare.
Anche gli imprenditori hanno manifestato il loro dissenso nelle recenti assemblee delle territoriali di Confindustria: Zuccato lunedì, e in precedenza anche Bolla a Verona, e Vardanega con la “marcia silenziosa”. Avrebbe partecipato?
Se non fossi stata parlamentare, probabilmente sì, anzi anche di più. Detto ciò, capisco gli imprenditori che si sentono lasciati soli, ma è necessario mediare e soprattutto dialogare. Prima di arrivare in piazza è meglio mettersi attorno a un tavolo e ragionare seriamente di innovazione, di ricerca, di formazione. Degli ingredienti che costituiscono il futuro per il nostro Paese.

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lug 12 2011

IL TRUST ANCHE PER SOPPERIRE ALLA STUPIDITA’

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“Il trust è un istituto giuridico alla quale viene conferita proprietà di ogni tipo e nasce dal diritto inglese. Viene utilizzato per affidare ai terzi (trustees) la gestione di proprietà per vari motivi ed il più tipico è per proteggere i beni dagli eredi, insomma per la miglior gestione dei propri beni. Ma non è sostituibile ad una società per azioni o a responsabilità limitata!” E’ la spiegazione che dà al volo il professor Anton Micallef, esperto tra Europa e Medioriente della normativa del trust alla tavola rotonda organizzata questa mattina allo Sheraton Hotel di Padova da Libera Fondazione a cui hanno partecipato un centinaio di invitati. “Trust tra protezione e riservatezza ” era il tema. A condurre l’incontro Oscar Giannino, noto giornalista, editorialista e saggista economico; ospiti il generale Pasquale Debidda, comandante interregionale dell’Italia Nord-Orientale della Guardia di Finanza, Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e per l’appunto lo stesso docente maltese Anton Micallef.
“Come Libera Fondazione abbiamo voluto dedicare questa mattinata di analisi all’istituto del “trust”", ha affermato l’on Giustina Mistrello Destro, in qualità di presidente. “Si tratta di uno strumento che può avere un ruolo importate nella gestione dei patrimoni e nei passaggi generazionali”.
“Il trust è poco conosciuto in Italia, ma abbiamo pensato di proporre una riflessione ad operatori, imprese e famiglie”, ha proseguito l’on. Destro. “Il tutto nello spirito di Libera Fondazione che vuole affrontare temi utili a quella evoluzione del sistema economico e sociale che sta investendo il nostro Paese”.
“Il trust è un istituto che offre dei vantaggi validissimi”, ha affermato il generale Debidda. “Spero che nel nostro ordinamento ci sia in futuro un riconoscimento di questo istituto e non solo una ratifica della convenzione dell’Aja”. E ha sottolineato il comandante della GdF del Nordest: “E’ uno strumento che consente di superare molte difficoltà dalla pianificazione fiscale internazionale a quelle legate ai regimi familiari più o meno ‘difficili’: ce lo dimostra la legislazione anglosassone”.
“Può essere uno strumento vicino alle famiglie se viene utilizzato per fini fisiologici”, spiega Debidda, “diciamo così, limitatamente alla separazione del patrimonio dalla gestione interna alla famiglia stessa”. Per esempio per far gestire il patrimonio per un figlio con disagio psichico.
“Noi come GdF siamo attenti e verifichiamo che questo strumento sia utilizzato per le finalità originarie e non come uno strumento di interposizione che possa offrire spunti negativi e patologici per coloro che vogliono andare ‘contra legem’. La legge, infatti, dice chiaramente che non si può fare un trust attraverso un non-trust”.

“In Italia è ancora difficile capire cosa sia il trust: è una questione di evoluzione di mentalità”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Siciliotti che ha dato anche quella che lui considera la miglior definizione del trust: “Uno strumento che non consente di fare quello che la legge impedisce, ma consente di fare quello che la legge non prevede.  Quindi la protezione del proprio patrimonio nel passaggio generazionale può essere tutelato da uno strumento come questo”.
“L’ostacolo più importante che noi consulenti rileviamo con i nostri utenti”, ha proseguito Siciliotti, “è la questione della proprietà delle cose”. “Nel mondo anglosassone si dice: che t’importa? meglio essere proprietario o utilizzare il bene come ti pare? Forse dobbiamo rivolgerci più facilmente a questo strumento proprio per la sua flessibilità”.
“Non esistono format, sistemi già preconfezionati sul trust, semmai esistono dei vestiti tagliati su misura: ovvero c’è la possibilità di essere ascoltati per quello che sono le proprie esigenze e risolverle nell’ambito di una libertà e di una discrezionalità che il diritto positivo di stampo romano non assicura”. E ha concluso il presidente del Collegio nazionale dei commercialisti: “Giovandoci di una convenzione internazionale è possibile fare trust qui in Italia!”
“Il trust non può essere un prestanome – ha affermato Siciliotti – o un espediente per sottrarsi agli obblighi fiscali, ma uno strumento positivo oggi sempre più adatto a proteggere un patrimonio”.
A mettere in guardia i tecnici italiani è stato in conclusione di dibattito proprio l’esperto anglo-maltese: “In Italia il trust va studiato bene prima di essere applicato, bisogna adattarlo alle esigenze culturali tipiche di questo popolo”. E ha concluso Micallef: “Per dirlo in termini semplici ma efficaci il trust è fondato sul “trust” (in inglese “trust” significa fiducia) e serve soprattutto per gestire i soldi delle famiglie e difenderli dall’invidia, dalla troppa intelligenza o dalla stupidità”.

LE INTERVISTE AI RELATORI
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DI LIBERA FONDAZIONE

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lug 12 2011

SAN BENEDETTO CON I PADRI BENEDITTINI

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La comunità monastica dell’Abbazia di Santa Giustina in Padova mi ha onorata dell’invito alle celebrazioni in onore di San Benedetto abate, patrono d’Europa, lunedì 11 luglio 2011. Dopo la Santa Messa celebrata dal Padre Abate Francesco Trolese ho avuto il piacere di tagliare con lui il nastro dell’inaugurazione del completamento dei lavori per il restauro della torre campanaria e il suo atrio di accesso. Al termine, nel refettorio monastico, un piacevolissimo incontro conviviale con i monaci.

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lug 12 2011

COL MINISTRO FAZIO PERCHE’ SI FACCIA UN NUOVO OSPEDALE A PADOVA

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”Conviene costruire ex novo che ristrutturare”. Lo ha detto il ministro della Salute, Ieri a Padova il Ministro Ferruccio Fazio ad un convegno su Sanita’ e universita’ ha ribadito che l’ospedale va costruito ex novo. Scelta condivisa e che stiamo portando avanti da tempo. ”Gli ospedali avanzati tendono a sviluppare un sistema modulare – ha detto Fazio – e adattarlo in futuro alle nuove esigenze”. Riguardo i finanziamenti le possibilità sono diverse e comunque, per ora, condizionate dalla scelta che deve essere fatta.

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lug 19 2011

La Caravella

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Nasce un nuovo sito di informazione, La Caravella, edito dalla Fondazione Cristoforo Colombo.
Oggi in apertura una mia intervista.

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lug 19 2011

IL PALAZZO DELLE POSTE SIA VALORIZZATO

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Ci sono notizie futili che fanno scalpore e notizie importanti che, a volte, passano inosservate magari perché non le riteniamo sufficientemente fuori dalla norma. Tra quest’ultime il passaggio di proprietà del Palazzo delle Poste e insieme l’inizio del restauro del Palazzo delle Debite in piazza delle Erbe.
Il volto e la vita di una città si rispecchiano attraverso la cura delle architetture e dalla destinazione di edifici storici che caratterizzano il centro abitato.
Da parlamentare ed ex sindaco di Padova voglio esprimere la mia soddisfazione per l’inizio del riassetto del palazzo che si affaccia sulla piazza più importante di Padova e per le prospettive future per il Palazzo delle Poste che ha affiancato il famoso Palazzo Zuckermann che fa parte dei nostri musei civici.
Le Poste e lo Zuckermann, palazzi “gemelli” sono di fronte la Cappella degli Scrovegni, la chiesa degli Eremitani, e rappresentano un complesso architettonico inseparabile che, mi auguro, sarà valorizzato e pensato anche come risorsa simbolica della città. Il palazzo delle Poste, che ora passa di mano, e lo Zuckermann, di proprietà del Comune, furono costruiti contemporaneamente prima della Grande Guerra e rappresentano un’epoca di grande progresso per Padova.
Ne approfitto per ricordare che Enrico Zuckermann fu un imprenditore di grande capacità e portò novità anche nei contratti di lavoro aggiungendo alla paga base un premio in caso di aumento degli utili. E pensando agli attuali dipendenti delle Poste, mi auguro, che lo spostamento degli uffici non comporterà gravi disagi, mentre se le capacità imprenditoriali dei nuovi acquirenti saranno all’altezza avremo certamente un altra occasione per accrescere il valore e il prestigio – e anche le opportunità occupazionali – di un’area tra le più importanti e famose di Padova.

PADOVA, 19 luglio 2011

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lug 23 2011

SULLA CRIMINALITA’ A PADOVA

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Non so se ha senso il tutti contro tutti. E’ certo che una risposta alla criminalità andrebbe data a tutti i livelli e ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità: in prims il sindaco Flavio Zanonato che, invece, gioca allo scarica barile. Il problema della criminalità a Padova non è contingente: la città è stata fatta diventare negli anni uno dei maggiori centri dello spaccio di droga del nord Italia. Questa è responsabilità dell’Amministrazione locale, non del governo. La causa non è l’immigrazione, ma un mercato criminale della droga, della prostituzione o della contraffazione che approfitta della parte più debole della popolazione che in nome della falsa accoglienza in realtà è abbandonata a se stessa. Servono un comitato strategico per l’ordine pubblico e un dispiegamento di forze imponente per fare piazza pulita di un fenomeno che altrimenti può incancrenirsi.

IL GAZZETTINO: PADOVA INSICURA, E TUTTI CONTRO TUTTI

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lug 29 2011

STRONCARE IL MERCATO DELLA CONTRAFFAZIONE CONVIENE A TUTTI

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 Ora dobbiamo stroncare il mercato della contraffazione. Dopo la pausa estiva la Commissione parlamentare alla quale lavoro avrà una missione negli Stati Uniti e proporrà al Parlamento i provvedimenti ritenuti più opportuni e i più efficaci adottati a livello internazionale. Il mercato del falso non è quello che un comune cittadino può pensare; ovvero composto da povera gente che per sopravvivere smercia qualche maglietta o qualche borsetta taroccata. Si tratta, invece, di un mercato fatto di agromafie internazionali, sistemi criminali di sfruttamento del lavoro e di riciclo di ingentissime risorse finanziarie. Solo in Italia si stima che il giro d’affari della contraffazione costa la perdita di oltre 120.000 posti di lavoro. D’estate, tra l’altro, il mercato della contraffazione si intensifica perché sfrutta anche il flusso di turisti soprattutto lungo le nostre spiagge. Il più pericoloso è il mercato della contraffazione nella farmaceutica e nel settore agroalimentare. In Europa muoiono decine di migliaia di bambini per vaccinazioni contraffatte che entrano illegalmente nei sistemi sanitari. E oggi l’Istituto di ricerche economiche per la pesca e l’acquacoltura avverte che nel solo 2010 in Italia sono state commercializzate quasi 1 milione di tonnellate di pesce “nostrano”, ma di queste solo 231.000 tonnellate sono state pescate nel mare italiano. Sono tutti prodotti non tracciati: gamberetti rossi del Mozambico, concentrato di pomodoro con scarti di fogliame, spaghetti “portoghesi”, bresaola della Valtellina “allevata” in Uruguay o filetto di cernia fatti col pangasio; un pesce pescato nel Mekong tra Thailandia e Lagos. Per non parlare del famoso Parmigiano-Parmesan. Oltre a danneggiare i nostri produttori con la famigerata mozzerella blu e tutti questi prodotti falsi che arrivano sulle nostre tavole vengono sempre più danneggiati anche i consumatori che a loro insaputa mettono a rischio anche la propria salute. Oggi serve un sistema articolato di tracciabilità e di repressione: solo nell’alimentare il giro d’affari italiano delle agromafie è passato dai 7,6 miliardi del 2009 ai 12,5 miliardi del 2010. E oltre al danno c’è la beffa dei molti finanziamenti pubblici che vanno ad aziende fuori regola o finiscono nelle filiere criminali. La sola Guardia di Finanza italiana, l’anno scorso, ha accertato una indebita percezione di erogazioni europee ed italiane di oltre 92 miliardi di euro. Lancio un un appello ai cittadini di non comperare merce contraffatta perché non si aiuta, come si può pensare, il povero venditore, magari un ‘vu cumprà’, ma si alimenta un mercato criminale organizzato e pericolo, anche per la salute, e che costa alla collettività centinaia di miliardi ogni anno. Al lavoro che stiamo facendo con la Commissione parlamentare per la lotta alla contraffazione andrebbe affiancata un’opinione pubblica consapevole e informata. E questo, semplicemente, perché conviene.

LE MOZIONI PRESENTATE ALLA CAMERA

IL RESOCONTO DELLA DISCUSSIONE DEL 27 LUGLIO

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ago 16 2011

CONTRAFFAZIONE, UN DANNO ENORME PER LA NOSTRA ECONOMIA

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Lunedì 15 Agosto 2011,

Sette miliardi di euro di fatturato non sono pochi. Specie se si considera che con un giro d’affari del genere potrebbero esserci 130mila posti di lavoro. Ed entrate al Fisco per oltre 5 miliardi di euro. Solo che non ci sono né i posti di lavoro né il pagamento delle tasse. Perché questo grande affare in corso in Italia si chiama contraffazione. E per combatterla è previsto un coinvolgimento dell’intelligence americana: Giovanni Fava, presidente della Commissione speciale di vigilanza istituita a Montecitorio un anno fa, andrà presto a Washington per consultarsi con i dirigenti della Cia. E con lui ci sarà la parlamentare padovana del Pdl Giustina Destro che fa parte della stessa commissione.
Perché questo organismo? «Abbiamo acquisito dati molto importanti e stiamo preparando un disegno di legge per combattere la contraffazione», dice l’onorevole Destro. Che avverte: «Non stiamo parlando del marocchino che vende la falsa borsa griffata, questo è un giro d’affari ben organizzato e pericoloso. Mafia, camorra, ’ndrangheta hanno sviluppato reti con la criminalità cinese. E la consultazione che avremo con la Cia ci servirà per capire come si sono mossi gli americani nel contrasto alla contraffazione».
Non è solo un problema di entrate tributarie, anche se va detto che se si riportasse il tutto sul mercato legale si genererebbe una produzione aggiuntiva, diretta e indotta, per un valore di 18 miliardi di euro. E non è solo un problema di mancati posti di lavoro, che male comunque non farebbero. È, anche, una questione di trasparenza. «La Cina, ad esempio, ha un marchio “CE” che significa China Export e che somiglia al marchio “CE” (Conformità Europea) dei prodotti europei. È un inganno», dice Destro. Ed è anche un problema di sicurezza sanitaria. «Lo sapete che ogni anno 50.000 bambini perdono la vita dopo aver ricevuto una vaccinazione antimeningite rivelatasi, in seguito, contraffatta?».
Il Veneto, nel mercato della contraffazione è al terzo posto: «Le regioni italiane al centro della produzione e dello smistamento dei prodotti contraffatti sono Campania, Lombardia, Veneto – che è “specializzato” in occhiali e calzature – Marche, Toscana e Puglia. Ed è un fenomeno in crescita: nel solo 2007 le dogane comunitarie hanno sequestrato 79 milioni di articoli contraffatti con un incremento del 17% rispetto all’anno precedente». L’80% dei prodotti contraffatti proviene da Cina, Hong Kong, Thailandia, Corea del Nord. C’è di tutto e il settore alimentare non è escluso: olio, mozzarelle, perfino la salsa di pomodoro. Per non dire del grana: «Il Parmigiano-Parmesan è un prodotto che toglie alle nostre aziende produttrici un giro di affari di oltre 60 miliardi di euro l’anno», denuncia la parlamentare. Fanno impressione i dati del rapporto Ocse 2009 sull’impatto economico della contraffazione nel periodo 2000-2007: un fatturato di 250 miliardi di euro in Europa e di 500 miliardi a livello mondiale.

Alda Vanzan – IL GAZZETTINO – 15 agosto 2011

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set 09 2011

GDF DI PADOVA, UN ESEMPIO DI ECCELLENTE LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

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Congratulazioni alla Guardia di Finanza di Padova che si distingue per la concreta lotta alla contraffazione. Sono orgogliosa del fatto che siano le Fiamme Gialle di Padova, e quindi tutte le istituzioni e le associazioni che collaborano con essa, a portare avanti una lotta decisa ai contraffattori. Queste azioni sono un contributo importante all’economia nazionale soprattutto in questo periodo di crisi durante il quale assistiamo, purtroppo, anche alla crescita di sistemi pirateschi. L’azione degli uomini condotti dal colonnello Maccani conferma ciò che sappiamo dalle statistiche ed efficacemente contribuisce a limitare i danni enormi che derivano al lavoro, alle imprese e al commercio nazionale.
Sappiamo che il mercato nel quale agisce la pirateria è un mercato di crimine organizzato. Sappiamo che i vu cumprà sono soltanto l’ultimo anello di una filiera molto estesa a livello internazionale. E sappiamo anche che la Campania è una delle regioni, con Lombardia e Veneto, con maggiore presenza di filiere della contraffazione. Quest’ultima possente operazione della Guardia di Finanza di Padova conferma ciò che sappiamo – soprattutto dell’estensione e della pericolosità del fenomeno – e agisce nella direzione giusta; ovvero quella di smantellare le intere organizzazioni criminali.
Dalla contraffazione il mercato italiano subisce ogni anno una perdita stimata in 7 miliardi di euro e circa 130.000 posti di lavoro. E’ una parte della ricchezza nazionale che è nostro dovere strappare ai mercati illeciti e riportare nella legalità anche perché, in particolare nel nostro Paese, il fenomeno è in forte crescita; si è passati dai 34 milioni di beni sequestrati nel 2003 ai 110 milioni del 2010.
La Commissione parlamentare per la lotta alla contraffazione, della quale faccio parte, dopo numerose audizioni e analisi di studi, sta predisponendo proposte concrete per debellare il fenomeno. Si tratta di iniziative che dovranno essere sostenute anche a livello europeo per sensibilizzare gli altri Paesi che sentono meno di noi il fenomeno perché meno colpiti di noi. Mentre su scala mondiale devono essere approntati coordinamenti e collaborazioni di intelligence oltre che di azioni repressive.
Ai cittadini italiani, all’opinione pubblica, va chiesto uno sforzo di collaborazione perché come dimostra anche l’operazione dei finanzieri padovani qui non è questione del povero immigrato che vende la falsa borsetta griffata e può essere aiutato con l’acquisto di un oggetto taroccato, ma si tratta di un enorme giro d’affari illegale organizzato e pericoloso che coinvolge le più grandi mafie del mondo.

- 127 LE PERSONE DENUNCIATE. ARRESTATI I VERTICI DELLA HOLDING DEI FALSI FORNITRICE “UFFICIALE” DI ESPONENTI DI SPICCO DI UNO STORICO CLAN CAMORRISTICO. SMANTELLATA MULTINAZIONALE ITALO-MAROCCHINA SPECIALIZZATA NELLA PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DI CAPI DI GRANDI GRIFFE CONTRAFFATTI.

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set 24 2011

APPREZZO MOLTO IL PROGETTO DELL’ASSESSORE COLASIO PER I MUSEI CIVICI “AGLI EREMITANI”

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I padovani sanno quanto io tenga alla cultura e alla valorizzazione degli spazi dove essa può svolgersi e ravvivarsi. Il restauro della Cappella degli Scrovegni è stato uno degli impegni più forti della mia Amministrazione e oggi assumo con vera soddisfazione il progetto di riqualificazione dei Musei Civici “Agli Eremitani” presentato dall’assessore Andrea Colasio.
So che la logica degli opposti schieramenti politici ha fondamenti diversi, ma ho la convinzione che molte scelte si impongano al di là di certe vecchie concezioni. L’assessore alla cultura del Comune di Padova ha avuto la gentilezza di presentarmi il progetto di riqualificazione degli Eremitani e trovo che in esso vi siano alcune soluzioni di pregio riguardo le modalità di esposizione e di ospitalità e accortezze verso gli utenti. Oggi è banale dire che la cultura è il nostro più grande patrimonio, ma si è trattato di un concetto promosso e portato avanti negli anni con caparbietà da Amministrazioni particolarmente attente. Fino a poco tempo fa il nostro patrimonio culturale veniva dato come acquisito e spesso anche come inutile all’economia nazionale. Anzi, a volte, si segnava come spregevole l’iniziativa di rendere più accessibile ad un vasto pubblico gli spazi culturali. Oggi fortunatamente si è capito che i nostri musei, le nostre piazze, i nostri tanti gioielli architettonici, la nostra storia può essere il motore di una parte dell’economia e su questo si possono costruire nuovi modelli di crescita. “Agli Eremitani” accedono ogni anno oltre 400 mila persone alle quali va offerto un servizio culturale più ampio e qualificato possibile. Era con questo intento che mi sono spesa per la Cappella di Giotto e vedo con piacere che questo impegno viene condiviso e portato avanti. Parlerò del progetto anche al Ministro Galan che è padovano e che, sono certa, apprezzerà quanto si appresta a fare l’Amministrazione comunale. Infine un ringraziamento particolare alla Regione Veneto che contribuisce ai finanziamenti e alla Fondazione Cariparo che, ancora una volta, dimostra di avere a cuore i gioielli della città contribuendo all’opera di ristrutturazione e riqualificazione del nostro grande polo museale.

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set 24 2011

IL MIO AUGURIO AL CARDINALE ANGELO SCOLA PER IL NUOVO IMPEGNO PASTORALE

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So che Milano attende con spirito di fede e rinnovata speranza l’arrivo del Cardinale Angelo Scola. Conosco bene la città e i milanesi e ho avuto l’onore di poter apprezzare le qualità di saggezza e serenità dell’ex Patriarca di Venezia e questo mi rende certa che la Chiesa ambrosiana saprà continuare ad essere riferimento indispensabile per tutto il Paese. Milano è la capitale morale dell’Italia e l’esperienza pastorale del Cardinale Scola, e la sua profonda conoscenza delle questioni aperte del nostro tempo, aiuterà tutti noi ad affrontare un futuro che si presenta difficile. All’Arcivescovo di Milano, Cardinale Angelo Scola, il mio sentimento più sincero di devozione e augurio per l’impegno pastorale che si accinge ad intraprendere.

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ott 02 2011

ONORE AI GIUSTI

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“Si può sempre dire un sì o un no” e ieri tantissimi padovani e padovane hanno detto, ancora una volta, un sì. E’ stata una domenica splendida, con un cielo limpidissimo, a fare da sfondo al Giardino dei Giusti del mondo dove si notavano tantissimi giovani. Il sentimento dei padovani per la giustizia è molto forte e la gratitudine verso coloro che hanno dato se stessi per salvare e aiutare altre persone e immensa e infinita. Il Giardino dei Giusti di Padova è diventato un luogo significativo per la città e la partecipazione sentita dei molti presenti durante la cerimonia ne è la dimostrazione. Il Novecento è stato un secolo drammatico per l’Europa e questo luogo sia segno tangibile della speranza per il bene che può sempre vincere il male.

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ott 05 2011

NON E’ COLPA MIA SE ZANONATO SBAGLIA

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A VOLTE, COME A PADOVA, QUELLO CHE VIENE DOPO NON E’ NECESSARIAMENTE PROGRESSO
Si favoleggia sull’amministrazione comunale di Giustina Destro anche a un decennio di distanza. E dunque o Giustina Destro è stata un Sindaco di straordinaria capacità e incisione oppure nei trent’anni di amministrazione Zanonato – avanti Giustina Destro e dopo Giustina Destro – nulla di importante è stato fatto.
Sarà per questo che ancora oggi sento parlare di un Auditorium. Ma se ne parla e basta. Se si discute di municpalizzate si ricorre al tempo della mia amministrazione. Se si parla di personale del Comune sempre ci si rifà all’amministrazione Destro. Tutto questo solo per giustificare la mancanza di decisione e le tante politiche di sperpero venute dopo la mia amministrazione.
Noi avevamo lasciato un tesoro nella casse comunali, oggi sperperato dopo gli investimenti in titoli della Lehman Brothers. Oggi ci si accorge che il Comune di Padova ha una marea di dirigenti “fiduciari” e si rievoca ancora la mia amministrazione. Ma i fatti parlano da soli.
Così come per gli sperperi di milioni di euro che abbiamo visto volatilizzati nelle speculazioni finanziarie, anche nel caso dei dirigenti comunali si vuole scaricare ad altri la responsabilità dell’inerzia. E’ un modo furbesco di fare politica. Viene da chiedersi cosa abbia fatto l’amministrazione Zanonato se in più di sette anni tutto è rimasto come durante la mitica amministrazione Destro!
Non è la prima volta che sono costretta a ricordare che Flavio Zanonato è, ed è stato, amministratore della città prima e dopo quei cinque anni del Sindaco Giustina Destro. Anni di scelte coraggiose e importanti di cui la città, nonostante il dopo, ancora trae benefici. E non è la prima volta che invito a trovare un pizzico di coraggio perché ognuno lealmente si assuma le proprie responsabilità.
Dico anch’io “basta” con questa vecchia politica di furberie come ha ben detto Diego Della Valle e come lo dicono tantissimi cittadini perbene stufi di questo andazzo.
Ricordo l’ammonimento manzoniano nella “Storia della Colonna Infame”: “spegnere il lume è un mezzo opportunissimo per non veder la cosa che non piace, ma non per veder quella che si desidera” e penso che troppi lumi siano stati spenti a Padova, in questi ultimi anni, per non far vedere le troppe scelte sbagliate fatte dalle tante amministrazioni Zanonato.

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ott 10 2011

MIA INTERVISTA A PANORAMA.IT

Pubblicato da in Rassegna Stampa

Giustina Destro quando era sindaco di Padova, con Silvio Berlusconi (Ansa)

“Ieri a Padova c’erano 5mila persone per Santoro. Se vogliamo consegnare il Paese a quelli come lui continuiamo pure su questa strada, così ci massacreranno e la gente non ci vorrà più vedere”.
Giustina Destro, deputata Pdl, ex sindaco di Padova, fa parte del gruppo di frondisti scajoliani che Silvio Berlusconi teme vogliano farlo fuori. Ma in questa etichetta non ci si riconosce affatto e con Panorama.it puntualizza: “Guardate che io, da appagata imprenditrice che ero, ho cominciato a far politica per lui, per il Cavaliere, il ministro Galan che allora era il presidente della mia regione e il dottor Gianni Letta”.

E la folgorazione per Scajola allora quando è sopraggiunta?

Scajola l’ho conosciuto nel 2000, quando ha iniziato a preparare la campagna elettorale del 2001, una persona di tutto rispetto, che stimo molto e che apprezzo come politico e come uomo di governo. E altrettanto stimo il senatore Pisanu.

Ultimamente cenate spesso insieme.

Diciamo che ho cominciato a meditare sulla situazione generale negli ultimi 3-4 mesi.

C’entrano qualcosa le intercettazioni di Bari?

Le vicende personali del presidente Berlusconi possono anche non interessarmi, tuttavia penso che quando uno ricopre un ruolo di grande responsabilità a livello nazionale e internazionale dovrebbe stare più attento.

Con Scajola e Pisanu andrete davvero fino in fondo? Non è che finisce tutto come il 14 dicembre: tanto rumore per nulla?

Dal 14 dicembre ad oggi le cose si sono capovolte. A differenza di allora, oggi anch’io sono tra quelli che pensano che il presidente Berlusconi dovrebbe riprendere il suo ruolo, rovesciare il tavolo, allargare questa maggioranza, fare le cose che gli chiede l’Europa e dopodiché portare a termine il suo mandato e dire che il prossimo candidato di centrodestra non sarà lui.

L’ha sentito l’ultima di Bossi che senza Berlusconi non si prendono voti?

È logico che l’alleato principale del premier dica così, perché se Berlusconi non c’è finisce anche Bossi.

Ma quanti siete veramente?

Molti di più dei 15 delle cene.

Abbastanza per un nuovo gruppo parlamentare.

Noi non vogliamo uscire dal Pdl o fare ribaltoni. Vogliamo solamente aiutare il presidente Berlusconi e il centrodestra a fare quello che urgentemente c’è bisogno di fare, anche con l’aiuto del centro e della sinistra, per salvare il Paese.

I fedelissimi del premier sono sicuri che al momento decisivo, quello dell’eventuale strappo, rimarranno al massimo in 4 o 5 i parlamentari fedeli a Scajola. Paura di non essere ricandidati.

Credo che molti che non ragionino più così.

Lei è davvero convinta che ci siano oggi politici pronti a rinunciare alla poltrona?

Penso proprio di sì. Infatti dico a chi all’epoca di Fini fece credere a Berlusconi che si trattava solo di quattro gatti, di non cadere nello stesso errore.

 

Domani sera ci sarà un nuovo incontro con Scajola e Pisanu. Giovedì alla Camera arriva il ddl sulle intercettazioni. Secondo lei ci sono le condizioni per un “incidente parlamentare”?

Non credo che sia questo il tema di domani. Non è che noi volgiamo utilizzare una circostanza come questa per fare uno sgambetto. Speriamo di non dover arrivare a tanto.

Sì ma un certo punto, se nessuno vi dà retta, che farete?

Che vuole che le dica: la politica si fa giorno per giorno…

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ott 14 2011

LA MIA INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA

Pubblicato da in Rassegna Stampa

La Destro: non voterò così si tratta male l’Italia
«Sto soffrendo moltissimo ma ho deciso»
ROMA — «Io non sono una che si sveglia una mattina e decide di buttare tutto all’aria. A questa decisione sono arrivata nel tempo. Ho passato la giornata con me stessa, a ragionare…».

Per Giustina Mistrello Destro è stata una vigilia tormentata. La deputata del Pdl, dell’ala dura e pura degli scajoliani, non ha partecipato agli incontri con l’ex ministro e per tutta la giornata non ha risposto al telefono. Finché a sera, «dopo ore di riflessione in solitudine», l’ex sindaco di Padova ha deciso.

Voterà la fiducia a Berlusconi, onorevole?

«No, non andrò a votare. E lo dico con grande dolore. Mi sento molto responsabile verso chi mi ha eletto e verso il mio Paese».

E verso il premier Berlusconi?

«Guardi, io sto soffrendo tantissimo», dice con la voce che si incrina. «Non posso permettere che il mio Paese sia trattato così, non si può più aspettare».

Non le è arrivata la telefonata del coordinatore del Pdl, Denis Verdini? Ha chiamato tutti gli incerti, uno per uno.

«Sì, ha chiamato anche me. Voleva offrirmi un caffè, ma io il caffè non lo voglio, non ne ho bisogno. Non ho mai chiesto nulla e non chiederò mai nulla. La mia esperienza politica la devo a Berlusconi, credo di aver dato il mio contributo al partito, al Paese e alla comunità di Padova, la mia adorata città. Ma non posso più guardare con serenità e limpidezza a un governo che non ha trovato il coraggio di affrontare le tematiche più urgenti. Ma cosa stiamo facendo? Dove è finita la lungimiranza di Berlusconi? Perché il presidente non ha rovesciato il tavolo?».

Nel discorso alla Camera ha promesso che farà le riforme.

«Io a Berlusconi gli voglio bene, ma qui si tratta di mantenere la fedeltà al Paese. Nelle sue parole non ho colto un messaggio forte e convincente rivolto agli italiani. Mi sembra si sia persa l’occasione di dire, con coraggio, “farò queste tre cose”. E poi, perché non le abbiamo fatte prima che arrivasse la lettera della Bce, un atto che ci ha commissariato? Per i giovani e per le famiglie non si è fatto nulla… Io ho una storia alle spalle, non posso cancellare le mie origini».

«Poche ciance», è il suo motto.

«Dove sono i fatti? Le riforme? Non si può non riflettere sulle parole di Napolitano, che ha invocato unità, coesione e rispetto per la nostra bellissima Italia. Chi non vuole il governo di larghe intese, non vuole il bene della nazione. I nostri elettori sono delusi e amareggiati, anzi incavolati».

Scajola ha provato a convincere tutti i suoi a non fare strappi. Invece lei conferma che il disagio è fortissimo. L’onorevole Fabio Gava non ha deciso…

«Non è detta l’ultima parola. Scajola ci ha dato l’opportunità di confrontarci, di dire quel che pensiamo. Io, Gava e anche Piero Testoni abbiamo un percorso diverso dagli altri. Claudio è un uomo che ha capito il malessere e certo non lo ha fatto per suo interesse».

Si dice che abbia chiesto e ottenuto posti per sé e per due fedelissimi, Cicu e Russo.

«Il solo pensarlo è disonesto e comodo. Scajola non ci ha detto “si fa così”, ci ha lasciati liberi. Il mio malessere è iniziato in primavera e si è acuito negli ultimi due mesi. L’Italia ha perso credibilità all’estero, anche in Veneto gli imprenditori soffrono, le aziende chiudono. E io devo guardare al bene dell’Italia».

Sul Rendiconto dello Stato, quando il governo è andato sotto, si è notata la sua assenza in Aula.

«Non c’ero per motivi familiari, ma io sono fatalista e dico che sì, forse doveva succedere. Le sembra giusto governare per tre anni, in un momento così delicato e complesso, a colpi di voti di fiducia? Il Parlamento è fatto per dibattere. E le dico un’altra ciliegina, non posso pensare che il mio presidente, un uomo che ha cambiato la politica italiana e i rapporti internazionali, non abbia la forza di nominare il governatore della Banca d’Italia. È una cosa che non esiste».

Scajola ieri è stato a pranzo con i parlamentari a lui vicini, nel pomeriggio sembra si sia siglato un «patto del tè»… Perché lei non è andata?

«Mi sono ritirata in buon ordine a riflettere. Quel che è successo sul Rendiconto ha accelerato la mia decisione e nelle ultime ore ho sentito il bisogno di stare da sola per riflettere».

Uscirà dal Pdl?

«Sono decisioni che prenderò nei prossimi giorni».

E se Montezemolo scenderà in politica, lo seguirà?

«Con Montezemolo sto dialogando, lo conosco da moltissimi anni. Osservo con interesse la sua Fondazione e penso che il suo progetto possa essere condivisibile per il futuro del Paese. Ma ancora non si è candidato, quando avrà sciolto le sue riserve valuterò».

Monica Guerzoni

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ott 14 2011

PERCHE’ NON HO VOTATO LA FIDUCIA AL GOVERNO

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“Non ho nulla da chiedere e pertanto posso permettermi la libertà di offrire. Offro al mio Paese, in qualità di Deputato della Repubblica, di rappresentante del Popolo italiano, la mia totale responsabilità di una decisione maturata con consapevolezza e sofferenza. Non è questione di coraggio, è questione di lealtà.
Devo molto della mia esperienza politica al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma prima di tutto devo tutto al mio Paese. Prima di tutto viene la responsabilità verso i miei concittadini: Salus populi suprema lex.
Nei momenti della difficoltà estrema con la mia decisione vorrei dimostrare che tutto sommato chi a suo tempo mi ha scelta aveva guardato alle mie, per quante modeste, capacità e oso pensare che queste capacità includessero anche quella di manifestare un atteggiamento critico quando la dignità e la lealtà vera lo impongono. Questo rimane il mio termine di riferimento che è dato dalla mia coscienza alla quale devo innanzi tutto, e ad esclusione di tutti, rispondere.
Il grande pensiero liberale sa coniugare la libertà con la responsabilità. Oggi è il momento della responsabilità.
Ciascuno di noi può dire di sé tutto il bene possibile. Tra italiani possiamo scontrarci e delegittimarci reciprocamente nonostante i tanti e accorati e giusti messaggi del Presidente della Repubblica. Ma quando è un terzo che ci guarda con orrore – mi riferisco all’opinione pubblica internazionale – non possiamo prescinderne. Ed io non ne prescindo.
E’ il momento di uscire da equivoci e sotterfugi e di darsi disponibili per soluzioni concrete alle gravi crisi che attraversano l’Italia. Una di queste crisi, e che attiene soprattutto alla politica, è quella della reputazione, della preparazione e della credibilità delle classi dirigenti.
Cosa dobbiamo fare è già scritto: lo suggeriscono la BCE, la Banca d’Italia, le migliori menti delle nostre gloriose Università, la Chiesa, le tanti parti sociali del mondo del lavoro e dell’impresa, del volontariato, della cultura. Il problema è: come fare. Ebbene servono un nuovo stile, molta serietà e tanta ragionevolezza. Serve soprattutto coesione nazionale. Dobbiamo dare risposta su come intendiamo onorare un debito pubblico mostruoso che è in capo a tutti gli italiani, nessuno escluso. Comunque sia dal dopoguerra ad oggi tutti possono vedere che il debito pubblico è cresciuto soprattutto negli anni dei governi deboli. Oggi non possiamo più permetterci governi rissosi e deboli. E’ semplice.
Al nostro Paese servono concordia, coesione, coscienza collettiva positiva per poter puntare su competitività e solidarietà. Vanno salvaguardati i posti di lavoro, le imprese competitive, l’amministrazione pubblica efficiente, le giovani generazioni e va garantita una vita dignitosa a tutti. E nessuno va lasciato solo.”

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ott 24 2011

PRESIDENTE BERLUSCONI AGIAMO IN FRETTA CON UN NUOVO GOVERNO

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E’ tutto da rispedire al mittente il sarcasmo con il quale il Presidente Sarkozy ha risposto alla domanda sull’affidabilità dell’Italia. Si tratta di un atteggiamento non adeguato ad un uomo di stato della sua levatura. Tutto da incassare, invece, il richiamo alle riforme che l’Europa ci chiede insistentemente da troppo tempo.
La responsabilità dell’azione politica è in capo a tutta la classe dirigente del Paese, e non soltanto al Presidente del Consiglio. E ogni singolo parlamentare oggi, più che mai, ha la responsabilità piena delle proprie parole e delle proprie decisioni.
Auspico che il Presidente Berlusconi colga questa situazione di crisi come un’occasione importante per imporre la propria linea di risanamento e di rilancio dell’economia nazionale. Sono certa che c’è ancora il modo per avviare un processo virtuoso per costruire quell’Italia che abbiamo sognato e che fortemente vogliamo. A noi, autentici liberali, non ci spaventa il dissenso pretestuoso. Non ci spaventano i veti incomprensibili. Noi abbiamo a cuore tutto il Paese e unendoci in uno sforzo comune possiamo dimostrare all’Europa e al mondo di che tempra siamo fatti. In ogni periodo di crisi dell’Italia repubblicana abbiamo sempre saputo trovare un sentimento comune, un nuovo slancio, un governo di responsabilità e di larga condivisione. Presidente Berlusconi, la prego, non si esponga alle insopportabili ironie, non si presti a questo gioco al massacro e agisca per tutelare le nostre idee e le ragioni dell’Italia intera.

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nov 11 2011

SOLO UN GOVERNO ISTITUZIONALE PUO’ FARCI USCIRE DA QUESTA CRISI. LO CHIEDONO GLI ITALIANI E L’UNIONE EUROPEA

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Un governo istituzionale per definizione è un governo di tutti gli italiani ed è nostro dovere sostenere questo obiettivo. In momenti come questi – come ha detto benissimo il Ceo di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera – ‘ogni interesse di parte va messo da parte’.
La politica non deve abdicare un bel niente, ma deve semplicemente assumere la più alta delle responsabilità: votare un governo in grado di dare credibilità al Paese e capace di farci uscire dalla crisi economica. Crisi che, se qualcuno non l’avesse ancora capito, significa assenza di credito, decurtazione dei risparmi, perdita di posti di lavoro, chiusura di aziende, iperdisoccupazione giovanile e quanto altro di peggio si possa immaginare.
Un governo istituzionale non solo è in grado di varare le misure chieste dagli italiani e dall’Unione Europa, ma può traghettarci, da arbitro imparziale, verso regole elettorali tali da riportarci alle urne avendo ridato realmente lo scettro al popolo sovrano.

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nov 16 2011

MONTI GARANZIA DI IMPRONTA LIBERALE

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‘Il nostro Gruppo sosterra’ con forte convinzione questo Governo che si appresta ad operare in una fase molto delicata, ma anche foriera di opportunita”. Lo affermano, in una nota, i componenti di Liberali per l’Italia-Pli, Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e Luciano Sardelli.
‘Sciogliendo la riserva – affermano gli ‘scontenti’ ex Pdl – Monti ha approntato un nuovo esecutivo che da’ all’Italia la speranza di una ripresa solida e finalmente la certezza dell’avvio di riforme strutturali. L’Italia ha bisogno di un’impronta liberale non soltanto nell’economia, ma anche nell’organizzazione della macchina pubblica e della giustizia. I nomi chiamati a servire il Paese – conclude la nota – sono un’eccellente premessa di efficienza ed efficacia che la politica non puo’ sprecare’. (ANSA).

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